La mia intervista a Zygmunt Bauman: un grande pensatore con il fattore H

pubblicato da: Andrea Bonetti - 8 aprile, 2014 @ 9:32 am

Una decina di giorni fa ho avuto modo di intervistare Zygmunt Bauman, ritenuto da molti uno dei pensatori più influenti del nostro tempo. Giunto a Trento per presentare il suo nuovo libro intitolato “La scienza della libertà” alla Libreria Erickson, ho pensato di chiedergli perché, a suo parere, la sociologia è una scienza così importante da studiare.

Considerando il momento storico che stiamo attraversando, poi, mi sono focalizzato sul cercare di capire se, secondo lui, la crisi economica ha fatto ripensare la definizione di “società liquida”, vero e proprio cavallo di battaglia delle teorie di Bauman.

In fondo a questo post potrete guardare l’intervista. Prima di lasciarvi a quello, però, ci tengo a sottolineare il carisma di questo personaggio il quale, a 88 anni, dimostra una passione e un’energia da far invidia al più brillante e giovane degli studenti. La pagina di Wikipedia dedicata a lui (link) chiarisce bene l’importanza e l’impatto che ha avuto questo pensatore nel Novecento.

Il suo ultimo libro, così come la sua opera, fanno del fattore-H un nucleo centrale delle riflessioni, privilegiando ovviamente un taglio sociologico ma dimostrando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, il grande potenziale del pensiero umanistico nell’analizzare la nostra società, l’economia e il mondo del lavoro senza fermarsi sulla superficie composta da teorie macroeconomiche o di stampo marxista.

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Chi è il “Consulente Filosofico”? Scopriamo questa nuova figura attraverso una bella intervista

pubblicato da: Andrea Bonetti - 8 febbraio, 2014 @ 12:07 pm

logo phronesisQualche tempo fa sono venuto a sapere dell’esistenza di una figura che fa della filosofia l’oggetto principale della sua consulenza. Il consulente filosofico, appunto, non va però confuso con uno psicologo o con una persona che consiglia pesantissime letture per riflettere sui dilemmi esistenziali. Per chiarire meglio questo profilo, abbiamo intervistato Laura Franceschi che sta svolgendo un corso di formazione per poter svolgere questa attività.

Laura, chi è e cosa fa un consulente filosofico?

La Consulenza Filosofica è una pratica filosofica, nata in Germania negli anni ’80, ad opera del filosofo Gerd. B. Achenbach, con l’intento di restituire un abito pratico alla filosofia e di portarla nella vita di tutti attraverso il rapporto con i problemi della quotidianità degli individui. Anche se molti pensano che nella nostra società non ci sia posto per una disciplina così poco “produttiva”, se ne avverte il bisogno sempre più spesso. Questa esigenza nasce per svariati motivi, tra i quali lo spaesamento e la ricerca di senso all’interno di un’esistenza individuale pre-confezionata da altri e tendente a modelli irrealizzabili propagandati dalla cultura diffusa, la crisi dei valori, la difficoltà di partecipare ad un dialogo, spesso sostituito da una comunicazione fredda e impersonale, il disorientamento nella selezione del sempre maggiore numero di informazioni. In questo panorama sono emersi nuovi modi di filosofare, le Pratiche Filosofiche (Philosophy for Children, Dialogo Socratico, Cafè Philo, ecc.), diverse per modalità di lavoro e finalità, ma accomunate dall’attività del filosofare (relazione dialogica, meraviglia che allontana le cose dall’indifferenza, messa in questione dell’ovvio, pensiero critico volto ad una migliore comprensione, ricerca). All’interno di quest’ampia categoria si trova anche la Consulenza Filosofica, che ora tenterò di descrivere nelle sue specificità.

Chi può avere bisogno di un consulente filosofico?

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#coglioneNO
Apologia dei creativi o del cugino che fa il sito?

pubblicato da: Andrea Bonetti - 22 gennaio, 2014 @ 12:35 am

Negli ultimi giorni ha attirato molta attenzione una campagna intitolata #coglioneNO promossa dal collettivo dei creativi ZERO (http://zerovideo.net) attraverso un video su YouTube che potete vedere di seguito.

Come si evince facilmente, scopo di questa campagna è richiamare l’attenzione sul fatto che molte figure, professionali e non, erogano servizi cosiddetti “creativi” senza ricevere in cambio un’adeguata retribuzione. In molti casi, i committenti si limitano a sottolineare che la realizzazione di un sito internet, la pubblicazione di un articolo, un servizio fotografico e via dicendo, possono essere ripagati con la visibilità o lo spazio dato all’autore per promuovere se stesso attraverso il prodotto stesso.

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“Més que un Club”? I “fattori-H” del tifo sportivo

pubblicato da: Andrea Bonetti - 4 gennaio, 2014 @ 1:14 pm

fattore h tifo sportivoCi sono pochi aspetti che riescono a ritagliarsi l’importanza che ha il tifo sportivo, il più delle volte calcistico, nella vita di molte persone. In molti casi, esso dipende da un’appartenenza al club che rappresenta la propria città natale o almeno metà di essa nel caso dei famosi derby fra Milan e Inter, Roma e Lazio, Torino e Juventus solo per citare alcuni esempi.

In altri casi, invece, il tifo viene ereditato dai familiari o sviluppato in contrasto con essi o semplicemente “scelto”, se così si può dire, sulla base di fattori esterni o della semplice simpatia.

Comunque si sviluppi, il tifo ha un forte impatto sull’identità di ogni persona; una vittoria o una sconfitta della propria squadra può far cambiare l’umore, una maglietta indossata in una partita fra amici far volare la fantasia, una sciarpa intorno al collo conferire una sicurezza spavalda nell’esibire il proprio tifo, a maggior ragione magari in un momento di difficoltà. Sono tutti gesti rilevanti e nient’affatto da esorcizzare o minimizzare.

Per anni, e non solo in Italia, gli stadi hanno rappresentato dei veri e propri luoghi di aggregazione dove condividere con altre migliaia di persone un credo comune. Famose, in Inghilterra, le dispute nate all’interno di Londra sulla collocazione di stadi che “sconfinavano” nel quartiere di una squadra adiacente dando adito ad aspre rivalità sportive. Il calcio è, per certi versi, uno degli specchi più fedeli del tessuto storico, economico e sociale di una città o di una nazione.

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Il “fattore-H” è anche su Facebook!

pubblicato da: Andrea Bonetti - 30 dicembre, 2013 @ 2:23 pm

Per rimanere sempre aggiornati sulle attività del blog, potete entrare in contatto con la pagina Facebook (https://www.facebook.com/ilfattoreH) mettendo anche voi “mi piace”. Al di là dei post, troverete link, contributi, spunti e discussioni in relazione agli argomenti trattati su “il fattore-H”. Vi aspetto!

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L’impresa umanistica: Brunello Cucinelli, il cashmere e il “capitalismo etico”

pubblicato da: Andrea Bonetti - 28 dicembre, 2013 @ 2:38 pm

Brunello Cucinelli Nasce a Castel Rigone (PG) nel 1953 da una famiglia contadina. Diplomato geometra, a 26 anni, affascinato dal cashmere e dai colori di Benetton, crea la sua impresa che lo porta a diventare il “re del cashmere” in Italia e nel mondo, trasformandolo da un bene di lusso di gusto maschile ad una pregiatissima fibra tessile desiderata dalle signore grazie a colori sgargianti e capi raffinati ma al tempo stesso moderni.

La prima sezione del suo sito internet non si intitola “chi siamo” o “cosa offriamo” ma “la filosofia”. Il suo caso è studiato ad Harvard e nelle migliori università del mondo ma la sua attività si sviluppa tutta nel borgo medievale di Solomeo (PG) che ha contribuito attivamente a restaurare. Per inaugurare la panoramica di personaggi con il “fattore-H” nel sangue, oggi parliamo di Brunello Cucinelli e della sua idea di “impresa umanistica“.

Solo l’eccellenza ci può far conquistare il mondo“. Da questo concetto, che racchiude l’anima della sua impresa, Cucinelli declina il suo impegno quotidiano attraverso un equilibrio fra lavoro, spirito imprenditoriale, insegnamenti dei pensatori classici e spiritualità. Afferma che il profitto deve avere “etica e morale” e che l’uomo, soprattutto la sua dignità, devono essere posti al centro del concetto di impresa. Un anno fa, alla luce di utili aziendali superiori alle aspettative, ha regalato ai suoi dipendenti una tredicesima da svariate migliaia di euro affermando che era un regalo fatto dalla sua famiglia ai compagni di viaggio che sono cresciuti con loro (articolo su Moda 24).

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H-Factor: il potenziale (e le professioni) degli umanisti

pubblicato da: Andrea Bonetti - 15 dicembre, 2013 @ 5:44 pm

H-Factor Trento

Questo blog, almeno nella mia testa, nasce tre anni fa. Allora ero un ex studente di 23 anni della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Trento appena laureatosi (con lode, ma cosa di cui vado più fiero avendo lavorato nel mentre) e in attesa di partire per l’Inghilterra dove ho conseguito un Master of Arts in Cultural Geography presso la Royal Holloway, University of London.

Il 1 dicembre 2010, in quella che fu la mia facoltà, si tenne un evento che ancora oggi reputo straordinario: “H-Factor: le professioni degli umanisti“. Scopo di quella giornata, come si legge nel sito dell’evento (o ciò che ne resta), era:

“avvicinare studenti e laureati al mondo del lavoro: non una fiera del lavoro, ma un momento di dialogo e di orientamento. Per la prima volta numerosi professionisti provenienti da settori diversi si sono messi a disposizione dei giovani per dare loro consigli e suggerimenti per muovere i primi passi nel mondo del lavoro. Gli ambiti lavorativi toccati sono stati quelli dell’editoria, della comunicazione, delle risorse umane, dei new media, dei beni culturali, del giornalismo, del turismo, dell’internazionalizzazione. L’idea alla base dell’evento è stata quella di superare lo stereotipo delle lauree deboli e aprire nuovi orizzonti di opportunità professionali.”

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