H-Factor: il potenziale (e le professioni) degli umanisti

pubblicato da: Andrea Bonetti - 15 dicembre, 2013 @ 5:44 pm

H-Factor Trento

Questo blog, almeno nella mia testa, nasce tre anni fa. Allora ero un ex studente di 23 anni della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Trento appena laureatosi (con lode, ma cosa di cui vado più fiero avendo lavorato nel mentre) e in attesa di partire per l’Inghilterra dove ho conseguito un Master of Arts in Cultural Geography presso la Royal Holloway, University of London.

Il 1 dicembre 2010, in quella che fu la mia facoltà, si tenne un evento che ancora oggi reputo straordinario: “H-Factor: le professioni degli umanisti“. Scopo di quella giornata, come si legge nel sito dell’evento (o ciò che ne resta), era:

“avvicinare studenti e laureati al mondo del lavoro: non una fiera del lavoro, ma un momento di dialogo e di orientamento. Per la prima volta numerosi professionisti provenienti da settori diversi si sono messi a disposizione dei giovani per dare loro consigli e suggerimenti per muovere i primi passi nel mondo del lavoro. Gli ambiti lavorativi toccati sono stati quelli dell’editoria, della comunicazione, delle risorse umane, dei new media, dei beni culturali, del giornalismo, del turismo, dell’internazionalizzazione. L’idea alla base dell’evento è stata quella di superare lo stereotipo delle lauree deboli e aprire nuovi orizzonti di opportunità professionali.”

Per la prima volta, all’interno di una Facoltà di Lettere non si respirava solo il pessimismo di chi viene indirizzato a dover scegliere fra la disoccupazione e l’insegnamento; tutti coloro i quali, come me, avevano scelto un percorso umanistico consapevoli e convinti del potenziale che questo avrebbe avuto, furono messi a contatto con altre persone che partendo da un percorso in discipline umanistiche sono state in grado di sviluppare professioni e realtà aziendali innovative e di alta qualità.

Parafrasando De Andrè, se le cose più belle sono destinate a durare un giorno, non mi stupisce il fatto che quell’evento rimase un unicum e non è stato mai riproposto (qui il programma). In Inghilterra, al contrario, i workshop come questo sono una normalità e permettono agli studenti di fare rete e sfruttare al meglio quel potenziale che, consapevolmente, decidono di coltivare. Non è un caso, infatti, se nelle più grandi aziende britanniche vi sia almeno un laureato in lettere o discipline umanistiche nel consiglio di amministrazione, qualunque sia l’anima e il core business della compagnia.

Questo blog, in conclusione, si pone l’obiettivo di rilanciare lo spirito di quell’iniziativa e vi racconterà storie, vicende personali, casi che hanno fatto scuola e idee basate sulla forza del potenziale umanistico in tutti gli ambiti lavorativi, e non solo. Cercherà di essere, per quanto possibile, un rimedio al pessimismo dilagante che si respira fra gli umanisti, tante volte non consapevoli che, intorno a loro, ci sono loro (ex) colleghi che hanno fatto dei loro percorsi il vero nucleo della propria avventura professionale. Gente che, in sintesi, ha l’H-Factor.


2 commenti
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  1. Aspetto il prossimo articolo , in bocca al lupo.

  2. Grazie Stefano! A sabato prossimo!

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