L’impresa umanistica: Brunello Cucinelli, il cashmere e il “capitalismo etico”

pubblicato da: Andrea Bonetti - 28 dicembre, 2013 @ 2:38 pm

Brunello Cucinelli Nasce a Castel Rigone (PG) nel 1953 da una famiglia contadina. Diplomato geometra, a 26 anni, affascinato dal cashmere e dai colori di Benetton, crea la sua impresa che lo porta a diventare il “re del cashmere” in Italia e nel mondo, trasformandolo da un bene di lusso di gusto maschile ad una pregiatissima fibra tessile desiderata dalle signore grazie a colori sgargianti e capi raffinati ma al tempo stesso moderni.

La prima sezione del suo sito internet non si intitola “chi siamo” o “cosa offriamo” ma “la filosofia”. Il suo caso è studiato ad Harvard e nelle migliori università del mondo ma la sua attività si sviluppa tutta nel borgo medievale di Solomeo (PG) che ha contribuito attivamente a restaurare. Per inaugurare la panoramica di personaggi con il “fattore-H” nel sangue, oggi parliamo di Brunello Cucinelli e della sua idea di “impresa umanistica“.

Solo l’eccellenza ci può far conquistare il mondo“. Da questo concetto, che racchiude l’anima della sua impresa, Cucinelli declina il suo impegno quotidiano attraverso un equilibrio fra lavoro, spirito imprenditoriale, insegnamenti dei pensatori classici e spiritualità. Afferma che il profitto deve avere “etica e morale” e che l’uomo, soprattutto la sua dignità, devono essere posti al centro del concetto di impresa. Un anno fa, alla luce di utili aziendali superiori alle aspettative, ha regalato ai suoi dipendenti una tredicesima da svariate migliaia di euro affermando che era un regalo fatto dalla sua famiglia ai compagni di viaggio che sono cresciuti con loro (articolo su Moda 24).

Investe nell’essere umano come base fondamentale per l’eccellenza e ritiene che l’armonia, la stima reciproca e la soddisfazione siano elementi indispensabili per sviluppare la creatività e, di conseguenza, prodotti di qualità elevatissima. Ogni anno, ripartisce le entrate con un 25% destinato alla famiglia, un altro 25% all’impresa e ai dipendenti, un ulteriore 25% ai costi aziendali e il restante quarto viene destinato alla ristrutturazione di un teatro, una chiesta, un campo sportivo, un museo o un luogo pubblico del quale possano giovare gli abitanti del borgo o, più in generale, l’umanità.

Rispetto, dignità dell’uomo e visione comune. Così, in sintesi, può essere riassunto il concetto fondamentale dell’impresa creata da Cucinelli. Un’impresa che non vede il profitto in antitesi alla soddisfazione della manodopera ma che, al contrario, fa della serenità e della dignità il valore aggiunto da ogni punto di vista. Il fattore-H, in questo esempio specifico, diviene il cuore pulsante di un’impresa che concepisce il lavoratore non come “risorsa umana” ma come “capitale umano“. Un cambio di prospettiva, questo, che mette in evidenza come la militarizzazione o la serializzazione del lavoro non siano necessariamente la via più indicata per raggiungere i risultati migliori in campo industriale. Al contrario, favorire lo sviluppo delle capacità del singolo può risultare la chiave di volta per ottenere un risultato in grado di stupire sia in termini di produttività che, in particolar modo, di qualità del bene prodotto. Che ne pensate?

Se volete approfondire ulteriormente la figura di Cucinelli vi consiglio di visitare il suo sito internet (qui il link) e di ascoltare il suo faccia a faccia con Giovanni Minoli a Mix 24 su Radio 24 (qui il podcast).


4 commenti
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  1. Viva Brunello Cucinelli, il suo strepitoso cashmere e l’encomiabile capitalismo etico!

  2. Grazie per il commento. Un caro saluto!

  3. Se noi tutti ed in particolare le persone che sono alla guida dei nostri Stati avessero anch’essi almeno un 25% dei contenuti di quest’uomo, sarebbe possibile un mondo diverso é più bello. Il primo socialista che la storia (o la leggenda) ricordi, la pensava nello stesso modo.

  4. Grazie Cecilia, difficile darle torto.

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