IL SAPERE DELLA VITA
Devi sapere dove sei per andare dove vuoi!

pubblicato da: debora - 12 ottobre, 2014 @ 2:50 pm

S 035In questi giorni stavo pensando che mai come oggi le persone hanno la necessità di trovare il proprio posto nel mondo. Leggiamo e sentiamo in tv di persone che, da un giorno all’altro, lasciano tutto, per inseguire una passione, un sogno. Si sa, sono le passioni che ci fanno fare bene le cose, che ci spingono a migliorare sempre di più e che ci danno una ragione, spesso, per svegliarci con il sorriso al mattino. Ma non è facile capire quali sono, o meglio, non per tutti! Qual è la mia passione? Quali sono i miei obiettivi di vita? Che cosa sono brava a fare veramente?  Tutte ottime domande che non sempre ci poniamo durante il corso della nostra vita e, quando lo facciamo, difficilmente le prendiamo sul serio, in quanto trascinati dal sistema, dalla routine e dalle persone che ci circondano.

Oltre a ciò, noi giovani stiamo vivendo un momento non facile per diversi motivi, tra questi: l’alta competizione nel mondo del lavoro. Ecco quindi che essere consapevoli di sé e delle proprie competenze, diventano fattori importantissimi, se non fondamentali, in quanto aiutano a distinguerci dalla massa ed aiutano a raggiungere gli obiettivi tanto desiderati.

Personalmente, uscita dall’università mi sentivo profondamente disorientata, sono sempre stata così concentrata sugli obiettivi accademici che non ho mai pensato più di tanto “al dopo”. Tuttavia, c’è stata un’esperienza particolare che mi ha aiutato molto in questo senso e che vorrei farvi conoscere: si tratta del Campus JobTrainer. Quest’ultimo, organizzato da Marco Parolini in collaborazione con Adalberto Gerardini, è un progetto che offre la possibilità ai giovani tra i 18 ed i 29 anni, di fare una full immersion di tre giorni residenziali (in diverse località d’Italia) con esperienze intense di lavoro, di relazione e testimonianze di persone di successo (vedi intervista a Lorenzo Modena).

L’obiettivo? Bè sono molteplici:

  • Accrescere la motivazione e l’autostima;
  • Sviluppare le attitudini personali, imprenditoriali o manageriali;
  • Focalizzare il proprio progetto di vita ed il conseguente piano d’azione;
  • Imparare dalle situazioni e da testimonial di successo;
  • Creare un network di professionisti;

..e molto altro! continua »

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Consapevolezza, formazione politica e bene comune
E tu cosa sei disposto a fare?

pubblicato da: debora - 9 giugno, 2014 @ 6:21 am

Trento-Economia-2014Una settimana fa esatta si chiudeva il Festival dell’Economia di Trento dedicato al tema ‘Classi dirigenti, crescita e bene comune’. Politici, economi, giuristi, studiosi e premi Nobel, sono stati i protagonisti della kermesse che ogni anno anima il capoluogo trentino.

Numerosissimi i giovani presenti agli eventi e, a questo proposito, significative le parole del Presidente Ugo Rossi rivolte proprio agli stessi nel giorno di chiusura del festival: “Oggi è il giorno della Festa della Repubblica, sentitela vostra perché il suo futuro è il vostro. Preparatevi, per mettere un giorno il vostro tempo e le vostre capacità a disposizione del bene comune. Fatevi sentire –aggiunge- e non allineatevi ad un pensiero unico.”
Tito Boeri, direttore scientifico dell’evento, ha aggiunto: “Nelle scuole superiori italiane purtroppo, c’è ancora poca formazione rispetto a ciò che è utile sapere in ambito politico-economico. Capire le cose risulta invece basilare.”

Oltre il 70% della popolazione adulta italiana non possiede una conoscenza minima per vivere come “cittadini consapevoli” nel XXI secolo. Questo dato drammatico, emerso da un confronto al Teatro Sociale coordinato da Pino Donghi, delinea bene la situazione dell’investimento in cultura dell’Italia: insufficiente. L’espressione “cittadinanza attiva”, ormai largamente utilizzata per riferirsi ad un’idea di buon cittadino, sembra tuttavia emergere come esigenza sempre maggiore all’interno della società intesa a livello regionale, nazionale e comunitario.

Collegandomi a quanto appena detto, recentemente mi è capitato di fare una chiacchierata con Laura Centomo e Riccardo Taiss, due autori del libro “E tu cosa sei disposto a fare?” (Edizioni 31, 2013). Quest’ultimo, voluto dalla Scuola di Preparazione Sociale di Trento (nello specifico da Alberto Zanutto e Lucia Fronza Crepaz), ha l’intento di diventare uno strumento di educazione civica per ragazzi delle scuole superiori, ma anche di trasmettere l’idea che ciascun giovane può contribuire alla salvaguardia del bene comune ed alla crescita della collettività.

“Ci è stata fatta questa proposta e noi abbiamo accettato, perché volevamo dare uno strumento che lasciasse qualcosa alle scuole superiori” ha affermato Laura.

20140311_140023Già acquistato e diffuso nella rete formativa provinciale, il libro rappresenta la sintesi di un viaggio coraggioso che hanno compiuto otto giovani ragazzi, nei valori e nei funzionamenti basilari della Repubblica italiana. Ogni capitolo contiene un’intervista ad uno o più personaggi illustri che hanno contribuito allo scenario politico-istituzionale del Paese, tra questi: l’ex Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi e gli ex partigiani Adriano Ossini e Lidia Menapace. In questo senso, il valore aggiunto del libro consiste nello spiegare, in termini semplici e concreti, importanti concetti politici-istituzionali, trasmettendo altresì emozioni ed immagini attendibili.

Innanzitutto complimenti per l’impresa. Partiamo dalla copertina, è rappresentata una bussola che non è centrata, come mai?

Laura “Rappresenta una metafora, è come dire che noi all’interno del nostro Paese abbiamo un po’ perso la bussola. continua »

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INFORMARE, COINVOLGERE E TRASFORMARE
ICT Days 2014

pubblicato da: debora - 31 marzo, 2014 @ 5:13 pm

3L’evento trentino più atteso dell’anno in materia di innovazione e tecnologia? La risposta è “ICT Days – Orizzonti 2016”, un grande appuntamento organizzato da Trento Rise in collaborazione con FBK e il Dipartimento di Ingegneria e Scienze dell’Informazione dell’Università degli Studi di Trento. Orizzonti 2016? Si, perchè guarda al futuro, il nostro e quello dei nostri figli, senza dimenticare il passato. Gli ICT Days si svolgeranno il 2-3-4 aprile e comprendono una serie di momenti importanti: conferenze sull’innovazione di speaker di rilievo nazionale ed internazionale, l’evento Tecnologie Trasversali riservato al meglio della tecnologia trentina ed infine l’inaugurazione della seconda edizione dell’acceleratore di talenti ICT TechPeaks.  L’obiettivo principe di questi tre giorni è quello di divulgare  una nuova cultura dell’innovazione e della tecnologia coinvolgendo cittadini, studenti, docenti, ricercatori, startuppper ed imprenditori.

“Perché ICT Days? Perché stiamo vivendo una sorta di fase di transizione del nostro essere, un rivoluzionario passaggio dall’analogico al digitale che caratterizza ed influenza il nostro modo di vivere la vita (quotidiana e lavorativa). Gli ICT Days ci danno la possibilità di affrontare questo cambiamento attraverso un parallelo con le altre realtà di innovazione sul territorio, ponendo le basi a nuove logiche di confronto.” Queste le parole di Michele Da Rold, uno dei tanti studenti interessati a partecipare ad alcune delle conferenze in tema di digitale.

Tra gli appuntamenti principali di questa sesta edizione spicca il Placement Day, la giornata di incontro tra giovani studenti e laureati del settore ICT (Information & Communication Technologies) e oltre 50 aziende promotori di innovazione. In questa occasione, gli studenti hanno la possibilità di scoprire le opportunità lavorative che offre questo nuovo settore e muovere i primi passi nel mondo del lavoro. Tra le aziende che prendono parte all’evento anche l’Associazione Artigiani di Trento. Quest’ultima infatti, è consapevole della rivoluzione digitale in atto e del conseguente profondo mutamento di concetti quali: comunicazione, lavoro e mercato.

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Il presidente della categoria Terziario di Sviluppo dell’Associazione Artigiani, Nicola Svaizer, si sofferma su un punto:  “Come ogni anno l’evento degli ICT Days si presenta per la nostra Associazione, ma in particolare per la nostra categoria, come una vera e concreta opportunità di vetrina per il mondo giovane dei futuri imprenditori. La giornata del Placement, quest’anno ricca di manifestazione di interesse per il nostro stand, sarà il momento di vero incontro e dialogo con chi ci vorrà conoscere. Per questi motivi per noi è molto importante essere presenti con la rappresentanza associativa e con le nostre aziende che saranno impegnate non solo a conoscere possibili nuovi imprenditori o collaboratori, ma soprattutto a portare le loro esperienze per dimostrare che anche in Trentino esistono delle eccellenze in campo ICT.”

Tra lo staff organizzativo anche tanti volontari che si sono offerti di aiutare nelle fase preparatoria ed operativa dell’evento e, di fatto, tra questi ci sono pure io!

In sostanza, gli ICT Days rappresentano la grande kermesse della consapevolezza e della diffusione di importanti questioni legate all’innovazione ed alla cultura digitale. Il coinvolgimento di un team organizzativo ed un pubblico così eterogeneo, dimostra che in Trentino esiste un forte desiderio di informazione, di aggiornamento ma anche e soprattutto, di coinvolgimento riguardo questi specifici temi. Pertanto, i cittadini hanno voglia di conoscere, di partecipare, ma più di ogni altra cosa di imparare, consapevoli che il cambiamento sta avvenendo e non aspetta.

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L’innovazione è un fatto collettivo: la si fa insieme!

Venite a trovarci! www.ictdays.it

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“ANNI DI RITORNO?”
Una chiacchierata con nonna Rosy sul tema lavoro

pubblicato da: debora - 11 febbraio, 2014 @ 3:42 pm

Una domenica mattina, mi sono svegliata con una forte voglia di fare colazione dalla nonna che abita vicino a me. Caffè, pane fatto in casa e marmellata di fragole dell’estate scorsa… una vera coccola popolare, sana e genuina!  Finita la colazione, arriva l’invito della nonna: “vorrei fare gnocchi di patate oggi, ti fermi a pranzo?”. Bè… ovviamente l’invito mi ha riempito di gioia ed ho accettato.

(A fine articolo troverete la foto-ricetta “Gnocchi di patate di nonna Rosy”).

Un invito a pranzo o a cena di una nonna, è un evento che arricchisce sempre, non solo per imparare gustosissime ricette della tradizione, ma anche per raccogliere una miriade di informazioni storiche e curiose degli anni passati (quelli che in dialetto si definiscono “sti ani”). Si, le storie ogni tanto non sono originali, ma nessuno è sempre così  interessante se ci pensate!!

Questa volta, io e nonna abbiamo parlato di lavoro e di come ad oggi la situazione appaia molto simile a quella degli agli anni Cinquanta. Tra le varie cose, nonna Rosy mi ha raccontato un fatto curioso: ad oggi un periodo abbastanza lungo di stage, ha lo stesso valore di quello che una volta era chiamato il periodo del “rubare l’arte”. Mio nonno ad esempio, ancora ragazzo, ha lavorato gratis da un idraulico per un anno. Questa era un’esperienza comune in quegli anni e l’obiettivo era semplice: imparare un mestiere. Era una vera fortuna trovare un artigiano disponibile ad ospitare un ragazzo in quegli anni, anche se rappresentava un aiuto gratis. Nonna Rosy è stata chiara: “ i nostri genitori ci dicevano di stare attenti e di rubargli l’arte!”. In effetti, uno degli scopi dello stage consiste proprio nel comprendere e sperimentare pratiche lavorative specifiche di una professione.

Ma al giorno d’oggi, il fare o meno uno stage o un tirocinio presso un’azienda, rappresentano alcune decisioni che dobbiamo prendere noi giovani, soprattutto dopo aver conseguito un titolo secondario. In alcuni casi si tratta di una scelta, in altri aimè rappresenta l’unica alternativa in assenza di un’occupazione appagante. Lo so bene, quando ci si butta in un’esperienza simile noi giovani pensiamo: “intanto imparo”, “faccio network”, “fa curriculum”… ecc.  Io personalmente non ho mai sottovalutato questo tipo di esperienza, credo che apra molte possibilità, tra queste quelle di farsi conoscere da un’azienda, piuttosto che mettersi alla prova e sperimentarsi, capendo meglio ciò per cui si è portati a fare meglio (che non è cosa da poco).

Anyway… sono scelte che ognuno di noi è, più o meno, libero di fare. Certo, non dimentichiamo che a volte ci sono delle necessità economiche alla base di tali scelte, le quali impediscono questo tipo di esperienze. Uno stage infatti, non prevede uno stipendio, solo nei casi più fortunati è previsto un piccolo rimborso spese. continua »

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‘ALL YOU CAN EAT’ come metafora di vita
La testimonianza ed i consigli di un giovane imprenditore

pubblicato da: debora - 30 dicembre, 2013 @ 11:27 am

 

“Ho capito che le cose che non avrei voluto da un lavoro futuro erano semplicemente: un capo, un orario di ufficio ed una routine.”

“Esperienze Sushi: mangia più che puoi e mangia quello che non conosci.”

 

 

Queste sono frasi chiave della chiacchierata che ho avuto qualche settimana fa con Lorenzo Modena, giovane imprenditore ventisettenne di Mori. Gentilmente ha accettato il mio invito e davanti ad un hamburger ed una piadina, mi ha raccontato molti aspetti interessanti della sua vita che potrebbero essere punto di partenza per diverse riflessioni.

Lorenzo il giorno della sua Laurea Triennale in Matematica, profondamente deluso dal voto (109), ha deciso di non continuare il suo percorso universitario. Ma c’erano delle cose che Lorenzo non avrebbe voluto da un lavoro futuro: un capo, un orario ed una routine. In tutta la sua vita non ha mai fatto un colloquio di lavoro e non ha mai cercato un lavoro. Dopo la fine dell’Università, ha fatto il modello ed ha giocato molto a poker con gli amici, finché un giorno nel 2011, grazie ad un’amica comune, gli si presentò la prima grande occasione: partecipare alla realizzazione di una start-up a Brescia di grande successo: si trattava di YooDeal.

Lorenzo, in seguito a questo primo grande successo (la start-up infatti era stata valutata tre milioni e mezzo di euro!), ha fondato in Trentino Libon Srl. Quest’ultima società è nata grazie al finanziamento di Trentino Sviluppo.

“Trentino Sviluppo è l’agenzia creata dalla Provincia Autonoma di Trento per favorire lo sviluppo sostenibile del sistema trentino, attraverso azioni e servizi volti a supportare la crescita dell’imprenditorialità e la capacità di fare innovazione.” [http://www.trentinosviluppo.it/]

Qual è il valore di Libon? Bè ragazzi… Libon ha portato “ l’Internet of Things” nello sport. La società di fatto, attualmente composta da tre persone, sviluppa soluzioni hardware e software altamente integrate per offrire versatilità e semplicità alla gestione dell’allenamento sportivo. In pratica:

lore2“Gli allenatori e i preparatori godono della possibilità di pianificare al computer l’intera stagione sportiva, mentre gli atleti sono guidati nella sessione del giorno su smartphone e vengono monitorati senza intervento esterno durante i test fisici, grazie ai nostri esclusivi strumenti: fotocellule per gli sport di velocità e le brevi distanze (atletica, calcio, pallavolo, hockey, etc.), tracker gps per le lunghe distanze outdoor (scii, bici, vela, etc.) e una serie di sensori di nuova concezione (arrampicata, nuoto, etc.).” [ Per maggiori informazioni vi rimando a http://www.libonsport.com/]

Devo dire che Lorenzo, che ho conosciuto qualche settimana prima alla 21° edizione del Job Trainer (http://www.job-trainer.it/), mi ha colpito molto. Lui è un ragazzo con le idee chiare, determinato e paziente, che ha approfittato di ciò che gli piaceva e gli veniva bene: progettare e realizzare idee innovative. La sua voglia di indipendenza ed autonomia gli ha fatto prendere delle decisioni che hanno segnato in positivo la sua vita. Una testimonianza quindi, che chi ha un’idea può cercare di realizzarla, non è impossibile. Gli strumenti ci sono, ma bisogna mettersi d’impegno ovviamente.  continua »

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PROGETTO MOVE.
Abitare l’Europa per arricchirsi, un’esperienza da fare.

pubblicato da: debora - 9 dicembre, 2013 @ 11:58 am

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Sono tornata da poco più di una settimana e già mi manca! Sto parlando di Bournemouth, una piccola cittadina sul mare a sud del Regno Unito. Si trattava di una full immersion linguistica di quattro settimane per dieci trentini presso una scuola di lingua inglese, finanziato completamente dal FSE, progetto MOVE. Che dire… un‘esperienza incredibile non solo  utile a migliorare l’inglese, ma anche un’occasione per immergersi totalmente in un’altra cultura e conoscere molte persone provenienti da diverse parti del mondo. Viaggio, corso di lingua, vitto e alloggio erano totalmente a carico del FSE, per cui un’occasione anche cheap!

Per quanto riguarda l’alloggio eravamo tutti ospitati in famiglia e qui le esperienze sono state varie: chi aveva una casa fredda e scomoda ma una host family gentile e chiacchierona, o chi, come me, aveva una bellissima casa calda e pulita ma con una host family piuttosto algida e riservata. Capita!

Anyway…

La giornata tipo era strutturata in questo modo:

  • Colazione;
  • Corso di lingua presso la scuola divisi in classi a seconda del livello dalle 09.00 alle 12.30.
  • Pranzo presso la mensa della scuola;
  • Corso di approfondimento su diverse tematiche a seconda dell’interesse di ognuno di noi dalle 13.30 alle 15;
  • Il pomeriggio solitamente un oretta di homework e poi giretto in centro (ci sono di quei negozi incredibili, in particolare noi ragazze abbiamo apprezzato Primemark, meglio di HM…e ho detto tutto!). La scuola ogni tanto organizzava attività ludiche, ad esempio corsi di cucina,  Zumba e Yoga, nonché vari giretti turistici;
  • Poi dalle 18 alle 19.30 cenavamo presso le nostre host family (solitamente la cena era a base di patate);
  • Dopo cena  invece, spesso uscivamo per  fare due chiacchiere al pub o guardare un film al cinema.

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A Bournemouth la sera c’era party! Pertanto si era aperto per noi un mondo di possibilità: dalla discoteca in una chiesa sconsacrata, al locale alternativo un po’ spartano, per arrivare al pub australiano, il nostro preferito, il mitico “Walkabout”! Bè… immergersi nella cultura vuol dire anche apprezzare l’enogastronomia e devo dire che qualche birra l’ho bevuta pure io!  Per quanto riguarda il cibo… Fish and Chips avevano la meglio, ma anche il mitico Cottege Pie e Chicken in mille salse non scherzavano… io personalmente l’ho sofferto un po’ questo aspetto del cibo, in quanto ho delle intolleranze, ma fa parte tutto del gioco e dello spirito di adattamento.Io lovvo viaggiare! Ma parliamo del the e dei dolci? Aiuto quanti e aiuto che buoni!

Uno dei fattori positivi che più mi ha colpito di quest’esperienza, riguarda soprattutto i rapporti umani. In Inghilterra i giovani sono molto più aperti e propensi a fare amicizia, è normale fare due chiacchiere senza uno scopo preciso, così per il gusto di conoscersi. Poi vabbè il problema sta un po’ nel capirsi, ma soprattutto tra stranieri l’inglese è già più comprensibile (anche con la musica alta).

Diciamo poi che il week-end era il momento migliore perchè potevamo anche visitare diversi posti, tra questi: Stonehenge, Bath, Londra, Jurassic Coast e poi… Bournemouth in tutti i suoi quartieri!

Ad ogni modo, dall’Italia siamo partiti in dieci ma uscivamo spesso in gruppi misti, proprio per allenare il nostro inglese davanti ad una Guinness.Tra noi italiani, accomunati per la maggioranza dallo stato di disoccupazione,  si affrontavano spesso argomenti riguardanti il futuro, il lavoro e la realizzazione personale. La crisi c’è anche li, ma soprattutto a Londra le possibilità sono maggiori. A proposito di ciò, ho passato una domenica a Camden Town con mia cugina Jenny, emigrata a Londra per cercare un lavoro inerente la sua laurea in Ostetricia e sentirsi finalmente valorizzata. Lei mi ha raccontato la sua esperienza e pensate, quando non passava una selezione lavorativa, l’azienda inglese la richiamava aiutandola a capire ciò che doveva migliorare, cosa doveva studiare e soprattutto la incitavano a ritentare in futuro. My God… IDENTICA cosa anche in Italia, non vi pare???  By the way, serve tanto impegno e pianificazione per andare a Londra. Pensate che lei aveva iniziato il suo progetto sei mesi prima in Italia, si è preparata il titolo di laurea e lettere di referenze tradotte e si è iscritta all’albo inglese delle ostetriche. Poi non dimentichiamoci che servono un po’ di soldi da parte per il primo periodo. Comunque dopo circa due mesi ha trovato il lavoro della sua vita! continua »

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LAVORARE, STUDIARE E CONVIVERE.
Una bellissima scelta, ma che comporta impegno e tanta buona volontà.

pubblicato da: debora - 18 ottobre, 2013 @ 8:51 am

giusiSto respirando un buonissimo profumo, si tratta dell’incenso che mi ha portato recentemente la mia grande amica Giusi dalla Tunisia. Io e lei ci conosciamo da più di dieci anni, abbiamo condiviso risate, paure e diverse esperienze insieme.  La sua vita è molto intensa qui a Trento, in quanto studia, lavora e convive con il suo ragazzo ormai da due anni. Entrambi sono un grande esempio di determinazione e sacrificio, due elementi fondamentali, secondo il mio parere, per sopravvivere al giorno d’oggi.

Quali sono le difficoltà di lavorare e studiare contemporaneamente? E per quanto riguarda la convivenza di due giovani al giorno d’oggi? Facciamo una chiacchierata con Giusi, una ventisettenne che  due anni fa ha deciso, insieme al suo ragazzo, di andare a convivere in un appartamento in affitto, scegliendo di non abbandonare gli studi. Di fatto Giusi ha continuato a studiare, vuole laurearsi.

Giusi, ma quali erano i vostri ritmi? Descrivimi una tua giornata tipo, nel periodo full.

Tremendi, si arrivava alla sera distrutti dal lavoro ed io dovevo studiare. Brutto.  La mattina solitamente mi sveglio e mangio i Pavesini mentre scendo le scale perché non ho tempo, vado al lavoro per le 08.30. Lavoro fino alle 12.30, a pranzo torno a casa e poi dalle 13.30 di nuovo al lavoro fino alle 18. Poi ceno e studio nel letto. Nel week-end, alzati il sabato mattina fai le pulizie, fai la spesa, metti via la spesa, prepara le cose per la settimana e il bucato.. insomma,  il fine settimana vola! Arriviamo la domenica sera che pensiamo: ma come, domani è già lunedì?

Cosa ti ha spinto nella scelta di continuare a studiare?

Perché a me piace studiare, almeno, mi piaceva studiare. Quindi nonostante gli sforzi…

Ma c’è stato un momento in cui tu hai pensato: “basta, non riesco.”?

Ah mamma mia, tutti i giorni alle 18! Ma chi me lo fa fare! Poi non so cosa mi ha spinto ad andare avanti.

E invece, come vedi due giovani che vogliono iniziare a vivere insieme?

Un macello, nel lavoro non si hanno sicurezze, senza sicurezze  è difficile andare via di casa, si rischia poi di dover ritornare. A casa ci sono mille spese quindi bisogna lavorare entrambi (a meno che uno dei due guadagni 4000 euro al mese! ) Una vita di tanti sacrifici. Non sai quanti amici o conoscenti della mia età ho visto tornare sotto il tetto dei genitori dopo la fine del rapporto di convivenza!

La scelta di lavorare e studiare insieme ha influenzato il rapporto con il tuo ragazzo?

Un po’ si, perché nel periodo in cui sono sotto esami o scrivo la tesi, con lui sono litigate tutti i giorni. Poi lui è viziatello, nel senso che arriva e vuole la pasta, vuole questo, quello  ecc., io che devo studiare sono isterica. Quindi si litiga spesso.

Qual è la tua passione?

A me piace tanto la storia e la letteratura. Nel senso, spesso la sera mi leggo la Divina Commedia! Mi sto per laureare in Beni culturali a Trento. Poi mi piace viaggiare.

Per ora anche se il lavoro non riguarda il tuo settore, è una sicurezza, no?

Certo, è buono. Ma a me piacerebbe lavorare in un museo e continuare a studiare. Io però sto perdendo molte occasioni per farmi curriculum. Ora tutti offrono stage e contratti a rimborso spese, ma dove vado con 400 euro al mese?

C è qualcosa che vorresti dire, consigliare ai giovani che vorrebbero continuare a studiare lavorando? E per mandare avanti una situazione di convivenza tra giovani?

Secondo me ci vuole veramente tanta buona volontà, dopo otto ore di ufficio spesso hai la testa che scoppia, quindi arrivare a casa e studiare… ti deve veramente piacere!  Per quanto riguarda la convivenza, bisogna sopportarsi a vicenda. Bisogna tollerare, sicuramente non troverai mai una persona al 100% compatibile con te. Per ora noi, senza bambini riusciamo a vivere abbastanza bene, senza particolari sacrifici. Ma se già dovesse arrivare un bambino, sarebbe molto più difficile. Quindi in realtà ciò che blocca è la prospettiva di un figlio. Da qua a cinque anni allo stesso tempo, spero di avere un bambino e spero di non essere più in affitto! Per quanto riguarda il mondo del lavoro secondo me devi accontentarti, soprattutto in questo momento. Ci si deve dare tanto da fare, anche perché spesso purtroppo emerge che non esiste la meritocrazia. continua »

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FAI ATTENZIONE A QUELLO CHE SOGNI…
Potrebbe diventare realtà!

pubblicato da: debora - 1 ottobre, 2013 @ 11:58 am

mOggi vi parlo di Martina, una delle mie più grandi amiche che da due anni vive a Dubai, è una designer. A maggio sono stata da lei e l’ho trovata molto, ma molto bene! Si, lei è uno dei tanti cervelli in fuga e, devo dire, stuzzica anche me l’idea di fare un’esperienza simile.. Ma cosa serve per andare a lavorare all’estero: talento o fortuna? È davvero tutto così bello? Vi propongo una breve intervista alla mia amica espatriata.

Amica,  raccontaci! Cosa facevi prima della tua partenza? “Chi” eri?

“Tutto e’ iniziato un po’ per scherzo Debby, un po’ per nutrire il mio spirito nomade e un po’ per noia. La routine non e’ proprio cosa per me.

Io sono una Mente Creativa, mi occupo di tutto quello che riguarda la creatività. Dal design, alla grafica, alla ricerca di tendenze. Mi sono laureata in Design Creativo, a Padova. Uno splendore, mi sono davvero divertita.

Ma purtroppo, il mondo del lavoro non è stato altrettanto divertente. Tante sono state le porte chiuse in faccia, tante le prese in giro. E tanti i bocconi amari che ho dovuto ingoiare. Ma non mi sono mai lamentata, non ho mai perso la fiducia, ho sempre pensato che qualcosa di grande mi stesse aspettando da qualche parte.

Lavoravo come arredatore, vendite e progettazione. Ammetto che mi sono fatta le mie grandi risate, mi è piaciuto! Ma la noia, la situazione economica italiana, la mancanza di stimoli, la voglia di lanciarsi in un’avventura nuova, hanno avuto la meglio.”

E poi come è andata?

“Ho iniziato a cercare un altro lavoro. Sulla pagine “Lavora all’estero” del Bazar, c’era questo annuncio:

‘Si cerca disegnatore CAD 2D e 3D, con esperienza di almeno 2 anni nel settore dei cementi, preferibile laurea in ingegneria meccanica, buona conoscenza dell’inglese. Si aiuta nella ricerca di alloggio. Colloqui nei fine settimana. Posto di lavoro: Svizzera’

Ho chiamato al volo!! È vero, non sono ingegnere, non ho mai lavorato nel settore dei cementi, ma me la cavo con Autocad, so l’inglese e voglio cambiare aria.Ho detto esattamente queste parole, al telefono. Tanto, mal che vada mi rideranno in faccia.. no!??

Michele, il ragazzo dell’annuncio, è stato anche cortese…

‘Guarda, non sei la persona che stiamo cercando, ma per curiosità mandami un CV.’

E ci siamo salutati. Una decina di minuti dopo, ricevo un’altra telefonata, questa volta da Mirko!

‘Ciao! ho appena parlato con il mio socio, e una figura come te, ci servirebbe nell’altra filiale..’

Figo! Dove? In Italia??

‘Un po’ più lontano dall’Italia.. A Dubai.’ 

La mia risposta: ‘Ho già la valigia in macchina.’

Ci siamo incontrati, ci siamo piaciuti, e gli ho lasciato un cd con il mio curriculum e il mio portfolio. Dopo qualche giorno, la telefonata, il numero era strano, ho capito al volo chi era.

‘Dimmi quando hai ferie, che organizziamo tutto e vieni qua!’”a

Pazzesco. La tua reazione?

“Saltavo, ridevo e piangevo. Tutto insieme!!”

Poi a distanza di un anno e mezzo dal primo lavoro hai cambiato, ora cosa fai?

I progetti che sto portando avanti sono davvero un’infinità. Il mio lavoro “ufficiale” è quello di Business Development Manager, cerco nuovi clienti per l’azienda. Nel mio tempo libero, fra un bicchiere di champagne e una giornata in spiaggia continua »

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LAVORO STAGIONALE
una “palestra di vita”

pubblicato da: debora - 15 settembre, 2013 @ 10:39 am

stgL’altro giorno ho raccolto la testimonianza di Katia, una ventiseienne trentina che ha deciso di raccontarmi un’esperienza molto forte, si tratta dell’ultimo lavoro stagionale che ha da poco concluso.

“L’ultimo lavoro stagionale che ho fatto ha significato tanto per me per diversi motivi. Inaspettatamente è stata una grande palestra di vita.

Katia svolge già da diversi anni numerosi lavoretti per mantenersi gli studi universitari e per avere una discreta autonomia economica, ad esempio ha lavorato come promoter, apprendista impiegata, assistente educatore (e molto altro…). Quest’estate ha lavorato come aiuto barman presso una nota località turistica italiana, era al mare e a più di un’ora di aereo. Il contratto prevedeva vitto ed alloggio.

“Che dire… lo sfruttamento lavorativo è stato altissimo, tanti riposi e ore straordinarie non pagate, ambienti di lavoro a dir poco fuori norma ed ostili a livello umano, alloggi lontani e un piatto di pasta era l’unico alimento che mi davano!”

Anyway… è il classico delle stagioni!!! Ma Katia mi ha stupito quando le ho chiesto perché fosse rimasta a lavorare in tali condizioni.

“Diversi sono i fattori che mi hanno spinto a rimanere..

  1. La sfida con me stessa. Da sempre sono determinata e il portare a termine anche questa esperienza aveva il fine di dimostrare a me stessa che posso superare situazioni anche molto difficili. Bè anche questa volta ci sono riuscita, da sola!
  2. Compagni di viaggio. Spesso si pensa di essere soli a vivere determinate situazioni, ma io ho scoperto di non essere sola a vivere una condizione così negativa. Così la condivisione di esperienze, di pensieri e di consigli ha permesso di superare con il sorriso tutta l’estate. Ci sono state occasioni anche per uscire in discoteca, vedere diverse spiagge e fare moltissime risate. Sono nate delle vere e proprie amicizie.
  3. I clienti. Durante tutta la stagione ho conosciuto tantissime persone, più o meno gentili, più o meno simpatici, ma che mi hanno permesso di capire molto di me stessa, di come mi pongo e comunico con gli altri. Inoltre ho conosciuto diverse persone che mi hanno invitato a visitare la città dove vivono, che mi hanno offerto un occupazione e che si sono proposti di visitare il mitico Trentino. Un vero e proprio tesoro di conoscenze utili e gradite che spero di coltivare al meglio in futuro!”

Che dire… ho sintetizzato molto la sua esperienza.. ma credo che questa storia rispecchi una situazione molto comune, tra noi giovani lavoratori soprattutto… continua »

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“COLTIVARE UNA PASSIONE. Non è mai troppo tardi per capire sé stessi.”

pubblicato da: debora - 25 giugno, 2013 @ 11:36 pm

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Lei è mia cugina Anna Dallapiccola ed è la testimonianza vivente che non è mai troppo tardi per capire le proprie passioni ed i propri interessi.

Dopo il diploma di ragioneria ha svolto diversi lavori fino a quando un giorno le è stato proposto di diventare una dipendente amministrativa presso un’agenzia assicurativa. Verso l’età dei 25 anni però, sentiva che quel lavoro era per lei solo un mero mezzo per ottenere uno stipendio alla fine del mese, la sera tornava a casa e sentiva che non era pienamente gratificata. C’è da sottolineare che Anna non era scontenta del suo lavoro, ma c’è stato un periodo in cui ha capito di avere delle passioni che potenzialmente sarebbero potute maturare in qualcosa di più di un semplice hobby. Si tratta della passione per il mondo delle erbe, della naturopatia e del prendersi cura di sé stessi in modo naturale.

Non c’è stata una vera e propria ispirazione che l’ha colpita, lei definisce il suo cambiamento interiore come un processo evolutivo lento che ancora è in atto. Inizialmente, si è avvicinata semplicemente alla coltivazione dell’orto diventando il braccio destro di Franco, marito della mamma e grande fonte di sapere. Ha iniziato quindi ad aiutarlo nelle mansioni pratiche in campagna scoprendo, in questo modo, che avere le mani nella terra le piaceva molto.

“secondo me, quando te sei li da solo e stai lavorando la tua terra, te stai lavorando con te stesso, la terra ti riporta alla dimensione della terra di te stesso infatti, perché ti da il tempo di pensare, perché devi avere pazienza, perché devi rispettare i tempi, devi avere passione ma anche fortuna perché se arrivano le formiche e ti mangiano tutto puoi essere bravo fin che vuoi… ma non funziona. Sicuramente comunque è stato uno step by step.” [23/06/2013]

In seguito, si sono susseguite varie fasi nel suo processo di consapevolezza, ad esempio quella per la conservazione dei cibi (marmellate, succhi ecc..), fino ad arrivare ad una reale voglia di studiare ed approfondire questi interessanti universi erboristici andando ben oltre il semplice “libretto informativo”. Pertanto, nel 2011 Anna ha scoperto l’”Accademia Nazionale di Scienze Igienistiche Ambientali” Galileo Galilei di Trento e, grazie all’appoggio della mamma Luigina, si è iscritta. Da qui la svolta, di fatto la sua passione si è evoluta e l’impegno per approfondire il mondo delle erbe è aumentato sempre di più.

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