“ANNI DI RITORNO?”
Una chiacchierata con nonna Rosy sul tema lavoro

pubblicato da: debora - 11 febbraio, 2014 @ 3:42 pm

Una domenica mattina, mi sono svegliata con una forte voglia di fare colazione dalla nonna che abita vicino a me. Caffè, pane fatto in casa e marmellata di fragole dell’estate scorsa… una vera coccola popolare, sana e genuina!  Finita la colazione, arriva l’invito della nonna: “vorrei fare gnocchi di patate oggi, ti fermi a pranzo?”. Bè… ovviamente l’invito mi ha riempito di gioia ed ho accettato.

(A fine articolo troverete la foto-ricetta “Gnocchi di patate di nonna Rosy”).

Un invito a pranzo o a cena di una nonna, è un evento che arricchisce sempre, non solo per imparare gustosissime ricette della tradizione, ma anche per raccogliere una miriade di informazioni storiche e curiose degli anni passati (quelli che in dialetto si definiscono “sti ani”). Si, le storie ogni tanto non sono originali, ma nessuno è sempre così  interessante se ci pensate!!

Questa volta, io e nonna abbiamo parlato di lavoro e di come ad oggi la situazione appaia molto simile a quella degli agli anni Cinquanta. Tra le varie cose, nonna Rosy mi ha raccontato un fatto curioso: ad oggi un periodo abbastanza lungo di stage, ha lo stesso valore di quello che una volta era chiamato il periodo del “rubare l’arte”. Mio nonno ad esempio, ancora ragazzo, ha lavorato gratis da un idraulico per un anno. Questa era un’esperienza comune in quegli anni e l’obiettivo era semplice: imparare un mestiere. Era una vera fortuna trovare un artigiano disponibile ad ospitare un ragazzo in quegli anni, anche se rappresentava un aiuto gratis. Nonna Rosy è stata chiara: “ i nostri genitori ci dicevano di stare attenti e di rubargli l’arte!”. In effetti, uno degli scopi dello stage consiste proprio nel comprendere e sperimentare pratiche lavorative specifiche di una professione.

Ma al giorno d’oggi, il fare o meno uno stage o un tirocinio presso un’azienda, rappresentano alcune decisioni che dobbiamo prendere noi giovani, soprattutto dopo aver conseguito un titolo secondario. In alcuni casi si tratta di una scelta, in altri aimè rappresenta l’unica alternativa in assenza di un’occupazione appagante. Lo so bene, quando ci si butta in un’esperienza simile noi giovani pensiamo: “intanto imparo”, “faccio network”, “fa curriculum”… ecc.  Io personalmente non ho mai sottovalutato questo tipo di esperienza, credo che apra molte possibilità, tra queste quelle di farsi conoscere da un’azienda, piuttosto che mettersi alla prova e sperimentarsi, capendo meglio ciò per cui si è portati a fare meglio (che non è cosa da poco).

Anyway… sono scelte che ognuno di noi è, più o meno, libero di fare. Certo, non dimentichiamo che a volte ci sono delle necessità economiche alla base di tali scelte, le quali impediscono questo tipo di esperienze. Uno stage infatti, non prevede uno stipendio, solo nei casi più fortunati è previsto un piccolo rimborso spese.

Un’altra curiosità che è uscita dal dialogo con la nonna, riguarda il mio bis nonno, il quale nel dopo guerra ed in mancanza di lavoro, andò a lavorare nelle miniere in America. Non vi pare che anche oggi sia tornato questa tendenza migratoria all’estero?  Io conosco molte persone che sono andate all’estero per necessità lavorative, a partire dal mio papà attualmente in Australia, da mia cugina in Inghilterra e dalla mia migliore amica a Dubai.

Effettivamente, una comparazione con l’attuale situazione socio-occupazionale non è difficile. Ovvio, ci sono delle diversità, ma è interessante fare una riflessione su quante cose a volte ritornino in auge con il passare degli anni.

Come definireste voi il periodo che stiamo vivendo? A mio parere, attualmente noi viviamo “anni di ritorno”, ritorno di mestieri artigiani ad esempio. Tempo fa il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo interessante, in cui si descriveva un vero boom di ricomparsa di mestieri artigiani ad opera di persone che possiedono anche una laurea. In generale, si percepisce una voglia di tornare a vivere la tradizione, la natura ed i sapori tipici di una determinata zona. Ad esempio nel campo del turismo, stanno avendo grande successo gli agriturismi, i week-end in malga o iniziative più curiose come “adotta una mucca” (vedi VisitValsugana). Si percepisce pertanto la volontà di riscoprire le radici, le tradizioni, la bontà di un prodotto e di una pratica quotidiana che, forse con il veloce sviluppo industriale e tecnologico, si sono progressivamente perse con gli anni.

Io vi suggerisco un modo semplice e pratico di vivere e scoprire la tradizione. Se avete la fortuna di avere un nonno o una nonna, approfittatene ogni tanto, fatevi invitare a pranzo e fateci due chiacchiere. Potrebbe essere un vero e proprio arricchimento di informazioni, ad esempio una ricetta, ma anche spunto per qualche riflessione sulla nostra storia, sulla nostra cultura e qualche curiosità legata alla vostra famiglia.

Devo dire che a me, in qualche modo, hanno confortato queste informazioni storiche raccontate da nonna Rosy. Di fatto, ho avuto quasi una rassicurazione rispetto  all’attuale crisi lavorativa. Quest’ultima infatti, con le sue dinamiche particolari, potrebbe non essere un evento così eccezionale ed isolato nel tempo, ma un ritorno di un processo, di un ciclo che deve fare il suo corso.

Detto questo però… si spera che il periodo migliori presto, altrimenti… America??  :)

 

“Gnocchi di patate di nonna Rosy”

Ingedienti per 5 persone:

1 kg di patate

200 g di farina bianca o integrale (ma nonna poi va ad occhio)

1 uovo

un pizzico di sale

 

Foto-ricetta:

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Nota: per una riuscita migliore prima di impastare attendere una decina di minuti ed iniziare la cottura del sugo.

In questo modo le patate avranno il tempo necessario per raffreddarsi. :)


2 commenti
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  1. Brava Debora , hai descritto perfettamente l’andamento generazionale e affettivo, ti auguro di realizzare presto il tuo sogno lavorativo .

    ” Bula ” !!!! ( tipico apprezzamento Fijiano )

  2. Grazie papi :)

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