Elogio del granchio

pubblicato da: Giorgio Ragucci Brugger - 19 gennaio, 2015 @ 3:52 pm

granchio

 

 

 

 

 

 

 

Pochi ricordano la battaglia tra i topi e le rane. Queste stavano soccombendo quando arrivarono i granchi che fecero a pezzi i topi garantendo la vittoria alle rane. Non tutti ricordano l’episodio, soprattutto i bagnanti che in riva al mare d’estate raccolgono le conchiglie ed osservano i granchi con indifferenza se non con sospetto.

 

Un turista in particolare mancò di rispetto ad un granchio spingendolo col piede verso riva.

Per fortuna un’onda lunga lo raggiunse e lo fece scivolare verso il mare. Essere sospinto avanti ed indietro era una specie di danza che i granchio faceva abitualmente al mattino, prima d’immergersi nell’acqua in compagnia di stelle e cavallucci marini.

Il turista osservò criticamente:

– Sei così piccolo!

– E tu sei grande – rispose il granchio e dopo una pausa aggiunse – solo grande…

– Cosa vuoi dire? ­ replicò il bagnante piuttosto risentito.

– Credi di essermi superiore perchè sei grande?

L’uomo si mise a ridere:

– Non sapevo che i granchi parlassero.

– In effetti, non abbiamo il dono della parola. Se parlo con te è perchè non hai le idee chiare

sulla nostra razza.

– Cosa ho da imparare da te?

– Che in certe cose ti sono nettamente superiore.

– Ah, questa è bella! E quali sarebbero?

– Okay, stammi bene a sentire ed osservami bene. Ho un robusto carapace, quattro paia di arti per muovermi, mobili chele per afferrare, difendermi, cibarmi. Ho alla mia portata animaletti, pianticine, carcasse, tutto ciò di cui ho bisogno senza muovermi più di tanto, in una parola, sono perfettamente autonomo.

– E allora, cosa vuoi concludere?

– Che non ho bisogno di strumenti. Se vuoi, puoi prendermi in mano ed osservarmi meglio, vedrai che non dico bugie.

Il bagnante lo mise sul palmo della mano. Ben presto si accorse di essere stato piuttosto superficiale nelle sue valutazioni.

– Se vuoi, ti aiuto a capire – riprese il crostaceo.

– Cos’hai ancora da dirmi?

­La vostra storia è iniziata quando per cogliere un frutto avete avuto bisogno del bastone.

­Cosa c’è di male?

­Niente, solo che per sopravvivere non sono sufficienti le vostre risorse naturali. Il vostro corpo è fragile senza difese, insomma, non lo capisci che senza gli strumenti siete morti?

­Ho l’impressione che adesso esageri…

– Può darsi. Il vostro Dio non sta nel cielo, ma su questa terra e si chiama tecnica, dovreste pregarlo ogni giorno con la massima devozione.

Il bagnante a quel punto pensò di portare a casa il granchio parlante, metterlo in una scatoletta di plastica trasparente, mostrarlo con orgoglio a parenti ed amici. Poi, ci ripensò e lo lasciò al suo posto. Non era una buona idea confrontarsi con lui, avrebbe avuto tutto da perdere. Riprese la sua passeggiata annoiata, ma fatti alcuni metri gli venne spontaneo girarsi, alzare il braccio in un breve saluto di cortesia.

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Chatto, ergo sum: la doppia faccia della tecnologia

pubblicato da: Giorgio Ragucci Brugger - 7 gennaio, 2015 @ 9:57 am

chatLa moderna tecnologia è la medaglia che presenta due facce: una porta il nome di progresso, l’altra, quello di dipendenza. Dagli anni novanta in poi l’accelerazione della tecnica è stata così impressionante da svolgere un ruolo da protagonista, legata al sistema capitalistico lungo un percorso ormai incontrollabile. A questo punto non si tratta di stabilire un giudizio di merito, bensì considerare il fenomeno nella sua intrinseca obiettività. Impossibile contrastare il passo alla tecnica. Persino il più nostalgico tra i filosofi è costretto ad accettare il primo comandamento, ovverò che la tecnica funziona ed in quanto tale il suo processo è irreversibile. Sembra giusto ritenerla indispensabile in quanto fornitrice di strumenti conoscitivi utili alla convivenza civile, oggettivarla nella sua fruibilità, d’altra parte, è ugualmente corretto negarle lo scettro di soggetto della storia, tanto meno elevarla al valore di essenza dell’esistenza, anche se allo stato attuale non sono pochi coloro che gli attribuiscono questi attributi; in una parola non dobbiamo formulare l’ipotesi del chatto, ergo sum subordinando il pensiero libero alla mera funzione mediatica.

Se mi riduco schiavo con le mie stesse mani scegliendo deliberatamente di esserlo, perpetuo quel deleterio processo di alienazione che nel corso della storia è stato denunciato da Marx nella sfera sociale e da Freud nell’ambito della psicoanalisi, quale causa fondante d’incapacità di riscattare la propria vita dai vincoli e convenzioni sociali che determinano la propria infelicità. La tecnologia è strettamente imparentata alla materia, sorella della scienza e cugina del capitalismo, trasforma il mondo sotto questo profilo, non ha alcun altro interesse, nessun altro fine che non realizzare se stessa in un continuo, repentino mutamento delle forme, dei beni, dei prodotti, degli oggetti. Assomiglia al mitologico Proteo che non ha chiara identità se non quella che appare in un determinato momento, è l’asse portante dell’economia intesa come raggiungimento del benessere, assume un potere che esclude qualsiasi altra concezione della vita, presenta non il mondo, ma la sua rappresentazione sotto forma di prodotto ben confezionato accessibile a qualsiasi prezzo.

Tutti noi siamo attrezzati tecnologicamentè, è un fatto inevitabile, certo, che se accettiamo integralmente la formula chatto, ergo sum, diventiamo homo videns, homo audiens col rischio di perdere la statura di homo sapiens. In questa prospettiva sarà l’animale ad esserci superiore facendo leva sugli istinti, sulla capacità di coniugare la propria esistenza con il ritmo e le risorse della natura, la grande madre che a stento riconosciamo nel suo valore se non negli intervalli del tempo libero e della ricreazione. Un fatto è certo, siamo immersi nella dimensione della tecnologia che determina spazio e tempo, le nostre scelte di vita.

Umberto Galimberti nel suo saggio I miti del nostro tempo afferma: “C’è chi di notte dopo essersi recato in bagno si ferma a controllare la sua e -mail prima di tornarsene a letto, spegne il modem e prova un senso di disagio, siede in treno o in aereo col suo portatile sulle ginocchia, si sente superiore a quelli che dispongono di un computer fuori moda, è chiaro che in questi casi si fa largo una nuova patologia che si può definire disturbo da dipendenza da internet. Lo stesso disturbo può essere provocato dall’uso morboso del cellulare. Un tempo chi parlava da solo a voce alta in strada era considerato un pazzo, al contrario, oggi, quanti si comportano in questo modo sono considerate persone molto impegnate. Acceso o spento il cellulare non dà scampo. Se siamo noi a chiamare vuol dire che non sappiamo più aspettare, se rispondiamo siamo in ogni momento al servizio degli altri, peggio, se lo spegnamo prima o dopo siamo costretti a giustificarci.”

L’immediata conseguenza di tutto ciò è che l’illusione di assicurarci libertà e progresso frana miseramente di fronte alla consapevolezza di un inganno atroce. Il male peggiore è che finiamo con l’identificare nella tecnica la vita interiore, amicizia, passioni, amore, tutto ciò che è immediato, autentico, che assume il massimo valore per la persona.

Un esempio. Se viene inviato un messaggio di amicizia o di amore al quale non viene risposto subito, non si è portati a pensare che il cellulare di quella persona sia spento, ma si fa largo il dubbio che quella persona non voglia rispondere, nasce un senso di angoscia che in breve si trasforma in un triste abbandono. Deplorevole, anzi ridicolo, pensare che i nostri sentimenti nascano, si muovano, si estinguano sul palcoscenico di un mezzo tecnologico e che la vittima designata sia proprio colui che l’ha costruito, ma probabilmente questo non è un discorso realistico, perchè tutto ciò che umanamente autentico ormai ha così poco rilievo da essere trascurato, forse sta prendendo la via definitiva del cestino, un file da cancellare.

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I margini della democrazia

pubblicato da: Giorgio Ragucci Brugger - 23 dicembre, 2014 @ 9:40 am

ANSA/ ELEZIONI: COME E QUANDO SI VOTA PER RINNOVO PARLAMENTO

Democrazia è sinonimo di giustizia, di libertà, di garanzie irrinunciabili della persona. In suo nome sono state spese infinite energie, patite sofferenze, formulate utopie quale massima conquista di emancipazione sociale. Il Secolo breve ha fatto sfilare sul proprio palcoscenico le tragedie collegate ai regimi totalitari che si sono contrapposti all’idea democratica, altrettanti esempi di negazione dell’uomo.

Questi regimi ritenevano l’unità del popolo superiore a qualsiasi aspirazione di libertà singola, l’individuo a sè stante pura astrazione, elemento inesistente fuori dal contesto sociale, addirittura, nefasto nel complesso della sua organizzazione per i fini comuni che persegue. Sappiamo cosa è successo. L’incapacità di considerare la diversità dei vari soggetti porta di conseguenza a negare a ciascuno di noi il diritto di scegliere liberamente il proprio percorso di vita, perciò dopo il secondo conflitto mondiale l’Occidente ha scelto la via della democrazia. Anno dopo anno si è creduto di aver abbracciato la verità assoluta, intoccabile, perfetta. Proprio questa estrema illusione ha portato alla attuale crisi del sistema. Democrazia non è verità, è semplicemente il male minore tra le varie imperfezioni delle dottrine politiche. Il cosiddetto potere della maggioranza si riduce ad un sistema di minoranze organizzate, di oligarchie politiche ed economiche legate spesso ad organizzazioni criminali, in pratica, negli ultimi anni il termine democrazia è venuta a significare finzione, imbroglio, truffa, la porta aperta non alla esplicazione del diritto, ma della sua negazione, al trionfo della corruzione sempre più acclamata dal potere. Il meccanismo stesso della rappresentanza è sotto accusa. Il voto del cittadino libero si disperde laddove gli apparati dei partiti calano dall’alto i propri candidati, in questa prospettiva il voto di opinione non ha senso rispetto a quello organizzato. Le oligarchie politiche s’impadroniscono dello stato, delle sue funzioni, esercitano un potere formalmente legale, ma sostanzialmente arbitrario. Si realizza in tal modo il mal governo, si viene a spartire il potere nella logica dei clan, delle clientele nell’intreccio degli interessi che non sono più del cittadino ma di una classe di privilegiati che ha nome mafia.

In effetti, se guardiamo bene la realtà italiana nel corso dei secoli non si esce dalla logica del voto di scambio e non si tratta più di politica, ma di un substratum culturale che ha origini antichissime che non si riesce a superare malgrado le voci notevoli di giuristi e filosofi nostrani che hanno insistito sulla validità dello stato di diritto quale essenza di vera democrazia. La democrazia finisce per essere una aristocrazia mascherata senza qualità, non solo, il rito delle elezioni serve a legittimarla, al cittadino è concesso di scegliere di volta in volta da quale oligarchia preferisce essere oppresso, offeso, taglieggiato.

I rimedi di correzione possono essere diversi, dipende dalla volontà popolare di metterli in atto. La teoria elitista – liberale (Pareto, Michels) propone di scegliere politici degni di questo nome valorizzando capacità, meriti, potenzialità, competenze ed onestà, in una parola, cittadini all’altezza di realizzare il bene pubblico alla stessa maniera del filosofo platonico che rinuncia a se stesso per il bene dello Stato.

Personalmente sono sempre stato di questo avviso anche se a qualcuno può sembrare una proposta ampiamente discutibile. L’investitura di una carica pubblica non deve essere oggetto di speculazione, semmai chi vuole arricchirsi si reca in borsa e gioca i suoi soldi oppure va nel Klondike a scavare oro. Un secondo rimedio potrebbe essere la democrazia diretta ben sapendo che questa può essere funzionale soltanto nei confronti di piccole entità territoriali. L’esempio dei Cantoni svizzeri è emblematico. In questo senso una riforma della legge elettorale a tutto campo e la possibilità di revisione costituzionale del nostro sistema a regioni e province nell’ambito di una federazione vera e propria è un progetto da non sottovalutare.
Storicamente il sistema di democrazia diretta è durata fino all’epoca moderna ed è stata spazzata via dalla Rivoluzione francese. Se vogliamo una democrazia autentica è alle piccole dimensioni che dobbiamo tornare. Questo è un ulteriore argomento contro la Globalizzazione la cui tendenza già in atto sotto l’egemonia americana è da arrivare ad un unico, mastodontico Stato mondiale.

La questione è la seguente. Se non riusciamo a controllare i nostri governanti in uno stato nazionale in regime di democrazia rappresentativa con i difetti, le crisi che abbiamo rilevato, quale incidenza possiamo avere nei confronti di oligarchie internazionali, lontanissime, molto più potenti ed incontrollabili?

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Riflessioni su Nieztsche

pubblicato da: Giorgio Ragucci Brugger - 16 dicembre, 2014 @ 8:45 am

Nietzsche1882Il Romanticismo ha permesso che l’uomo potesse illudersi di essere eterno, infinito, capace d’interpretare il sogno come fosse la realtà. Verso fine secolo, ma ancor prima con Schopenhauer e Feuerbach la filosofia ha ricondotto l’uomo a considerare che siamo “della stessa materia di cui sono fatti i sogni” come recita Shakespeare nella Tempesta, un concetto ampiamente dimostrabile sul piano razionale, ma che non trova riscontro in quello emozionale. La fragilità insita nella natura umana causa paura, dubbio, angoscia. La distanza tra il soggetto e Dio è enorme, per colmarla la fede non basta, si cercano nuove illusioni nella poesia, arte, letteratura, oppure ci si abbandona nella mistica orientale per cui l’abbandono dell’anima è un perpetuo ritorno della stessa sotto forma di altre esistenze.

Feuerbach dà il colpo di grazia a chi crede nell’esistenza di Dio, riducendo lo stesso ad una creazione dell’uomo quale proiezione ideale delle sue aspirazioni. Sotto questo aspetto a fine operazione di un tranfert vero e proprio con moventi prettamente psicologici, l’uomo crea il soprannaturale con le sue mani, conferma ancora una volta quello che ha sempre temuto e che ha voluto volontariamente rifiutare, ovvero la propria solitudine. Lo stesso rifiuto riguarda comunque qualsiasi tentativo e ricerca di stabilire una verità definitiva sull’uomo e sulle cose al di sopra o all’interno del divenire, in poche parole si cambia pagina, si delinea un nuovo percorso filosofico di umanesimo integrale che non lascia spazio ad illusioni e che la storia confermerà nel contesto della guerra, nell’assurdità di porre valori che non siano quelli del potere e della logica machiavellica.

La Religione si affianca alla politica nella offerta di un rimedio e di una difesa ai valori, rende l’uomo sicuro dei suoi mezzi nella fiducia di credere. Purtroppo, non è così, le cose sono andate diversamente. La religione ha creato un mondo di schiavi, ha nominato un buon pastore che tiene sotto controllo il suo gregge imponendo regole precise, obbedienza e rispetto, condizioni chiave per ottenere la salvezza eterna. La storia della Chiesa va intesa in questa prospettiva, la sua politica non differisce da un regime che tiene asservito l’uomo col ricatto di un premio oltre la vita, non è meno crudele, meno falsa di tante altre. La politica della Chiesa s’inserisce nel gigantesco edificio costruito dalla cultura e dalla civiltà occidentale per proteggere l’uomo dal caos, dall’anarchia, dall’ignoranza, dalla incapacità di trovare sicurezza nel suo libero pensiero, nel senso di responsabilità, nell’attività creatrice della propria morale, quando non è capace di realizzare l’imperativo categorico kantiano, forte della sua morale autonoma fuori dagli schemi di chi lo vuole schiavo. Nietzsche è tutto questo e quando parla di Superuomo è facile cadere nell’equivoco, pensare al dittatore di turno. C’è chi l’ha considerato solo in questa prospettiva, si è servito della parola potenza, della parola volontà per arrivare alle estreme conseguenze.

Il Superuomo, o meglio, l’Oltreuomo, è l’uomo forte delle proprie certezze che non vanno oltre la siepe poetica di un Leopardi. Se lo fa, è perché gli piace spaziare con fantasia ed immaginazione in un momento di sublime naufragio ed è così dolce, ma anche così razionale da ricomporsi subito e rientrare tra le quattro mura di casa sua. Si tratta dell’uomo che accetta la vita come viene persino nei suoi aspetti più terribili, più oscuri ed aspri. L’Oltreuomo sa che la vita è orrore e dolore, ciononostante, non si ritrae e non fugge da essa, come aveva proposto Schopenhauer sulle tracce del Buddismo, ma l’accetta fino ad amarla. Gli strumenti per mezzo dei quali politica, religione e società hanno reso sopportabile la vita sono menzogne che consentono all’uomo di sopravvivere, di raccontarsi l’un l’altro pietose bugie, intessere inganni, in fondo, l’uomo vive costantemente errori vitali mascherati da verità. Al contrario, l’Oltreuomo non tollera di essere ingannato, trova in sè la forza di sottrarsi all’inganno, non si dispera di fronte alla morte, s’identifica nel dolore e trova la pace.

Ben pochi sono capaci di tanto, lo sono forse, gli eroi, gli eremiti, i santi. La storia racconta di leggende e di episodi reali che fanno rabbrividire per quanto riguarda certe scelte di vita. San Francesco, primo tra tutti, ma anche tanti altri, Che Guevara, Ghandi, i grandi idealisti, coloro che hanno avuto il potere di una forza interiore straordinaria, che hanno eliminato tutti gli esempi pessimi di un mondo imperfetto per colmare queste deficienze con la propria capacità di resistere, di garantire a giustizia e libertà il loro altissimo valore. Nietzsche è senz’altro un filosofo difficile. Tutti i grandi uomini hanno avuto un carattere difficile perché la loro costante tensione contro il mondo li ha resi impenetrabili. Nietzsche non fa eccezione. D’altronde, la sua scoperta ha origini antiche, non ha inventato nulla di nuovo rispetto al detto socratico conosci te stesso, forse, la novità consiste nell’essersi sbarazzato di tutte le leggi della polis che lo hanno trattenuto il filosofo greco dalla fuga, al contrario, il collega tedesco avrebbe obbedito solo al suo Zarathustra…

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NUOVO MEDIO EVO?

pubblicato da: Giorgio Ragucci Brugger - 5 agosto, 2014 @ 11:27 am

 

https://www.youtube.com/watch?v=4R-OiC8Ln6I

 

Il termine Capitalesimo non deve stupire più di tanto. Paolo Gila lo usa a proposito coniugando il temine Capitalismo con Medioevo. Il Capitalismo è il motore di una macchina che ha continuo bisogno di carburante. Il ritmo accelerato di produzione e di invasione dei nuovi mercati ha bisogno di espansione usando nuove tecnologie, nuove forme di comunicazione, in particolare della tecnologia informatica. L’utilizzo del P.C. e della rete Internet ha sincronizzato il mondo 24 ore su 24 e ciò ha reso il pianeta una sola piattaforma dove ogni punto è interconnesso e dove ogni operatore può diffondere e condividere informazioni e messaggi. Cambia anche la struttura sociale all’interno dei paesi, cresce la classe media in Russia, Cina, Turchia e Brasile, nel Sud – est asiatico si riscontra un aumento di nuovi ricchi. Il sistema economico del liberismo sfrenato (free trade) che rappresenta la forma di capitalismo estremo non ha rispetto delle economie dei paesi più poveri, trasgredisce le regole di mercato, ma puntando su monopoli rigidi sostenuti dal potere politico tramite la connivenza col sistema bancario finisce con rendere più ricchi chi già lo sono, più poveri, i poveri. La stessa struttura amministrativa, gestionale delle multinazionali corrisponde al sistema feudale per cui se una volta all’apice figurava un re, ora, il capo si chiama Presidente, il vassallo si chiama Dirigente, il valvassore si chiama Funzionario di prima classe e così di seguito fino ad arrivare al semplice impiegato precario che è l’antico servo della gleba. Alla Teocrazia medioevale in cui Dio dirige dall’alto qualsiasi azione dell’uomo, trascendente ed inarrivabile, si sostituisce la Tecnocrazia che assume gli stessi aspetti: la Tecnologia è il nuovo Dio.

La tecnica è soggetto impersonale trascendente sull’uomo, attore principale delle azioni del pensiero umano, non tende ad uno scopo, non svela verità, non è filosofia, semplicemente funziona. Condiziona etica, politica, religione, libertà. La tecnica non è oggetto della nostra scelta, è il nostro ambiente, diventa l’essenza dell’uomo a nostra insaputa. Ci piace crederci, ci affidiamo ad essa perché crediamo nel progresso, perché migliora il nostro sistema di vita; nel contempo, non ci rendiamo conto, al contrario, che la tecnica trasforma il concetto di individuo di cui è prevedibile l’atto di morte, non come soggetto empirico, di atomo sociale, ma come sistema di valori, dove il soggetto non è la società che guarda all’individuo, ma il contrario come luogo della sua realizzazione. Attualmente l’individuo perisce seguendo il percorso della massificazione, qualità di milioni di singoli, ciascuno dei quali produce e consuma, riceve le stesse cose in modo solistico con l’illusione della privatezza, il finto riconoscimento della sua individualità.

Faccio un esempio. Quando esco di casa, non percepisco un esterno rispetto all’interno perché ciò che incontro in pubblico è esattamente quello di cui mi sono nutrito in privato. Uso il termine Schizotopia quale situazione dove il mondo esterno si identifica con quello interno, da cui nasce una duplice esistenza spaziale per cui sono fuori anche quando sono in casa. La massificazione degli individui abolisce la differenza tra pubblico e privato.

Dove tutti vogliono la stessa cosa, tutti sono uguali, è il nuovo concetto di uguaglianza.

A differenza del vecchio sistema feudale, il condizionamento sociale attuale è invisibile, ha la doppia faccia dell’amico – nemico sfruttatore, esige le nostre risorse umane, economiche, biologiche, il nostro tempo libero, le nostre abitudini sociale, non dà nulla in cambio di solido, di costruttivo, soprattutto, non tutela, non protegge, non ama. Probabilmente vi  aggiunge una nota di perfidia, quando dà l’illusione di un sistema sociale migliore solo all’apparenza confidando sul potere di una visione materialistica della vita fine a se stessa.

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LA GUERRA INFINITA: IL MEDIO ORIENTE

pubblicato da: Giorgio Ragucci Brugger - 23 luglio, 2014 @ 10:26 am

Quello che sta succedendo in Medio Oriente, una guerra infinita, ha origine da una serie di errori e di valutazioni politiche da attribuire alle organizzazioni internazionali complici Inghilterra e Stati Uniti d’America.

Israele

Vediamo in sintesi cronologicamente cosa è avvenuto per fare chiarezza sul problema. Tutto ha inizio col progetto di creare lo stato di Israele, un preliminare che prende nome da Lord Balfour nel 1917, si vuole creare un focolare nazionale ebraico in Palestina. La Società delle Nazioni dà l’incarico del progetto all’Inghilterra. Gli arabi in Palestina non sono ancora chiamati Palestinesi, abitano il territorio nel numero di 600 mila, sono musulmani a fronte di 70 mila cristiani e 80 mila Ebrei e dove i fellah (contadini) rappresentano il 60 per cento della popolazione.

Gli immigrati incominciano a confluire nel territorio, sono 35 mila dal 1919 al 1923, è incoraggiato il lavoro ebraico nei cosiddetti Kibbutz (colonie agricole) il tutto organizzato dalla Agenzia ebraica il cui presidente è Ben Gurion nel 1935.

Due anni dopo nel 1937 il rapporto Peel prevede la divisione della Palestina in due stati, uno ebraico, l’altro arabo, entrambi indipendenti con Gerusalemme sotto mandato britannico.

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IL CRISTIANESIMO

pubblicato da: Giorgio Ragucci Brugger - 23 luglio, 2014 @ 10:09 am

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Il Cristianesimo travolge il quadro di una società divisa in signori e servi, padroni e schiavi, perché queste distinzioni non hanno più valore di fronte a ciò che accomuna tutti gli uomini nella considerazione di essere tutti figli di Dio. La dottrina di Gesù enunciata nei Vangeli predica una universale fratellanza ed uguaglianza, anzi, i più poveri, gli ultimi saranno i privilegiati nell’altro mondo, dove riscatteranno una vita di sofferenze e di ingiustizie.

La nuova religione attua un completo rovesciamento dei valori del mondo pagano. Al posto della violenza, del sopruso, della disuguaglianza predica la carità, al posto della ricchezza, la povertà. Non si tratta di una rivoluzione politica, ma di una dottrina assolutamente radicale che avrà comunque notevoli applicazioni nell’ambito della filosofia politica. La grande rivoluzione spirituale è l’emancipazione dell’individuo che porta alla disgregazione del tribalismo e porterà in futuro all’emergenza della democrazia.
L’individualismo unito all’altruismo è diventato il cardine della civiltà occidentale, è la dottrina centrale del Cristianesimo che sul piano teologico si pone come teoria della salvezza eterna, dal punto di vista politico pone al centro la figura della persona (ama il prossimo tuo – dice la scrittura e non ama la tua tribù) ed è il nucleo di tutte le dottrine etiche che scaturiscono dalla nostra civiltà. Lo sviluppo di tale concetto porterà alla dottrina dell’etica di Kant, ovvero, alla regola di considerare gli individui come fini e non come mezzi. Teoricamente di fronte a Dio ricco e povero si pongono sullo stesso piano, politicamente il rapporto non viene eliminato, si richiede al primo un comportamento umano, al secondo, l’obbedienza.

Il Cristianesimo non è una filosofia, ma una dottrina della salvazione. In sede politica, numerosi sono i punti di contatto col mondo pagano, tanto è vero che tra i padri della chiesa ci sarà una notevole convergenza con Cicerone e Seneca su come interpretare la legge naturale ed il concetto di uguaglianza.
Nei confronti del potere politico l’obbedienza civica diventa una virtù cristiana. L’età moderna metterà in crisi il valore del sacro e renderà dubbia la speranza ultraterrena, di conseguenza, libertà ed uguaglianza non saranno più doti naturali dell’individuo, ma conquiste da realizzare di volta in volta.
La società cristiana poggia sul rapporto orizzontale tra individui liberi ed uguali, oltreché sul rapporto verticale d’autorità che ha il suo modello nella comunità celeste, dove trova attuazione la salvezza individuale, in questa prospettiva la vita terrena si riduce a semplice attesa dell’evento ultraterreno.
Il cristiano realizza nel mondo il volere di Dio ed al mondo si adatta per questo scopo. Gli interessi spirituali e la salvezza eterna sono affidati alla chiesa, gli interessi temporali ed il mantenimento della pace, dell’ordine e della giustizia sono affidati al governo civile. Questa dottrina è definita la teoria delle due spade enunciata da Gelasio. L’umanità forma una società unica sotto due governi, ciascuno con le proprie leggi, i suoi organi di legislazione ed amministrazione ed il suo diritto.
La Riforma di Lutero renderà vana la funzione della chiesa come mediazione tra uomo e Dio, in questo senso l’anima cristiana subirà un processo di interiorizzazione diventando coscienza individuale in rapporto diretto con Dio. Non solo, l’uomo medioevale farà riferimento ad un contesto sociale concepito come Universitas, ossia, un corpo sociale inteso come un tutto in cui i singoli individui non sono che le parti, concezione che crollerà con l’età moderna dove l’Universitas sarà sostituita dalla Societas che considera se stessa come pura e semplice associazione d’individui.
Il passaggio dal mondo pagano a quello cristiano determina anche e soprattutto una diversa concezione del rapporto uomo – natura. Due sono le visioni del mondo dal punto di vista squisitamente occidentale, quella greca e quella ebraico – cristiana che per quanto differenti tra loro convengono nel considerare il rapporto natura – etica. I Greci concepivano la natura come un ordine immutabile che nessuna azione umana poteva violare, era semplicemente la dimora dell’uomo in qualità di ospite e come tale doveva il massimo rispetto nel confronto del creato. Eraclito afferma:

…questo cosmo che è di fronte a noi e che è lo stesso per tutti, non lo fece nessuno degli dei né degli uomini, ma fu sempre, è e sarà fuoco vivente che divampa secondo misure e si spegne secondo misure…

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LA TEORIA DI PLATONE

pubblicato da: Giorgio Ragucci Brugger - 23 luglio, 2014 @ 10:00 am

Platone

La concezione politica di Platone parte dal presupposto fondamentale che l’uomo non è autarchico, non basta a se stesso, l’individuo assume un valore solo nel ruolo di cittadino. Lo stato interviene allo scopo di formarlo conforme le regole della città, ovvero della polis. Governare non è un lavoro come un altro, rappresenta l’impegno massimo per l’uomo, un lavoro da svolgere solo da chi ne ha la capacità, ovvero, è in possesso di virtù e conoscenza, solo in questo modo si realizza il bene dello stato, superiore alla stessa giustizia.

La virtù è di due specie, la virtù tecnica e la virtù politica, (άрετέ) per la prima, l’arte medica, ad esempio, basterà un solo esperto a fronte dei bisogni della comunità, mentre la virtù politica deve appartenere a tutti i cittadini senza nessuna eccezione. L’apprendimento della virtù politica è la prima regola di educazione nella famiglia e nella scuola nel quadro delle categorie morali, in altre parole, il bambino deve essere reso consapevole di ciò che è giusto e meritevole. Quando i genitori mandano il figlio dal maestro, la loro richiesta è quella di formare il comportamento dell’alunno, solo in secondo piano subentra la necessità dell’istruzione, leggere e scrivere.
L’azione del cittadino risponde a criteri di efficienza tecnica, esige eccellenza, ma anche cooperazione. Riguardo alla giustizia Platone usa il termine giusto come sinonimo di ciò che è nell’interesse dello stato ottimo, il termine ha quindi significato oggettivo e non dipende dalla valutazione che ne fa il soggetto ed è il principio che presiede l’armonia della natura, della città e dell’anima. Questa interpretazione contribuisce a spiegare il dramma di Socrate, della sua condanna a morte, l’accettazione della sentenza.
La legge della polis era sacra, malgrado fosse superata, non più adatta a quella società; Socrate, ne prende atto, denuncia pubblicamente questo stato di cose, d’altra parte, si rende conto che deve obbedire alla legge in vigore contro i suoi principii e che accetta fino alla morte.
L’ottimo governo è quello capace di arrestare il cambiamento con il mantenimento di una rigida divisione in classi sociali. Il filosofo parte dal presupposto che l’individuo persegue interessi dettati dal suo egoismo e ciò costituisce un male, la sua libertà ha lo stesso scarso valore delle cose sensibili nel mondo dell’apparenza, perciò, l’individuo è il Sommo Male, al contrario, quando entra nel contesto sociale, assume un significato nell’interesse della classe cui appartiene e quindi dello stato che è il Sommo bene.

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I TEMI DELLA FILOSOFIA POLITICA

pubblicato da: Giorgio Ragucci Brugger - 23 luglio, 2014 @ 9:51 am

Regole di vita del cittadino

Da quando è sorto il primo clan, o gruppo sociale, si è subito capito che

la sua sopravvivenza dipendeva dal porre e rispettare una serie di regole comuni. Escluso che l’individuo possa vivere da solo, il gruppo esige ordine e disciplina secondo formule che variano conforme l’ambiente, la cultura, i progetti che il gruppo intende realizzare. Il primo problema da affrontare è considerare la persona non più fine a se stessa, per sua natura egoista, cercare in questo senso di indirizzare i suoi desideri a fini che trascendono il proprio tornaconto personale. Questo è il problema fondamentale della filosofia politica applicabile a qualsiasi società ed in qualsiasi momento storico. In altre parole è necessario costruire un giusto equilibrio tra persona e cittadino, formulare il sistema migliore di convivenza civile nel contesto della cultura, del diritto, dell’economia:

a) libertà individuale
b) necessità dell’ordine politico

Leviatano

 

Il binomio va interpretato in questi termini, da una parte è assicurata la garanzia dei diritti civili alla base della libertà individuale, dall’altra, la legge applica il sistema coercitivo nell’osservanza di obblighi e di doveri.
Gli imperativi derivano la propria validità da se stessi, non perché siano buoni, giusti, o saggi, ma semplicemente perché sono imperativi imposti da un ordine superiore in termini di assoluta trascendenza, ovvero dall’autorità suprema dello stato e delle sue istituzioni. Soltanto in questa logica si può comprendere il percorso dello stato moderno nelle molteplici vicende storiche attraverso le quali si è attuato, i conflitti, le guerre, gli accordi di pace, le lotte di emancipazione, le rivendicazioni sociali, le rivoluzioni, le prime costituzioni. Il disordine che avvolgeva l’Europa a seguito delle guerre religiose, l’incapacità di offrire soluzioni efficaci da parte dell’Impero ed il Papato, il sorgere prepotente degli stati nazionali, testimoniavano il tramonto di un ordine politico che resisteva da secoli. Lo stato moderno nasceva come organismo artificiale creato dagli uomini allo scopo di sopravvivenza, non per realizzare necessariamente la giustizia, ma per evitare disordine ed anarchia e nello stesso tempo assicurare agli stessi la libertà. Lo stato democratico è risultato finora la forma di governo più idonea a realizzare la dignità della persona ed amministrare l’interesse pubblico, malgrado non sia la forma perfetta, ma la migliore rispetto a tutte le altre.
L’ordinamento giuridico impone al cittadino il rispetto delle proprie norme, in mancanza del quale il sistema impone la forza, l’applicazione di pene e di sanzioni varie. Lo scopo è quello di creare una società civile il più possibilmente armonica e solidale. D’altra parte, la storia insegna che le istituzioni sono incapaci di mutare la natura umana. Chi ha cercato di farlo, è miseramente fallito, ne sono esempi eclatanti le esperienze del Savonarola e di Robespierre, tanto per citare due esempi. Lo stato impone la sua giusta autorità, quando riesce a provare ai cittadini che le proprie leggi sono utili ed efficaci. Faccio due esempi. Nessuno può sostenere che prima del 1789 lo stato francese e prima del 1917 lo stato russo disponessero di un corpo di leggi che realizzavano il benessere della generalità dei sudditi. Francesi e Russi erano convinti che il sistema sotto il quale vivevano non assicuravano esaurienti diritti per tutti.
Altro tema importante sono i concetti di Etica e Politica. I due termini non devono essere confusi. Machiavelli a Croce hanno distinto la loro sfera d’influenza nella netta separazione che li caratterizza. La storia ne è triste, tragica testimonianza. Ciò che è morale non lo è per la politica in osservanza al principio della cosiddetta Ragion di stato secondo la quale si definiscono gli obiettivi politici dei vari stati in vista di accordi, di alleanze spesso in contrapposizione al normale codice morale.
La guerra è sommamente immorale, la manifestazione peggiore dell’essere razionale, eppure, si è rivelata nella storia una micidiale costante fino a costituire una regola accettata dai vari governi. Il principio morale che sta scritto nelle costituzioni occidentali e che non mai stato applicato nella sua integralità è il principio della Sovranità popolare, l’elemento più qualificante perché la democrazia assuma il significato nobile che le compete.

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PARLIAMO DI FILOSOFIA POLITICA

pubblicato da: Lucia Ferrai - 28 marzo, 2014 @ 2:47 pm

Il pensiero politico è antico quanto è antico il mondo, il pensiero del primo uomo che si vide costretto a coniugare la propria vita familiare e sociale con quella dei suoi simili, sottolineo costretto in quanto spinto dalla necessità di condividere con altri la propria esistenza. Mi propongo di esporre in modo razionale la storia di questo pensiero, il significato di sistemi filosofici che affrontano i vari quesiti dell’uomo nell’ambito sociale ed istituzionale. L’impegno è difficile, il nostro tempo è difficile, confuso e senza riferimenti certi, sembra che dopo gli anni ’90 lo stesso concetto di nazione si sia sgretolato sotto le forze multinazionali dell’Impero economico e della finanza, che le ideologie abbiano lasciato il posto ad un prammatismo fine a se stesso, alla divisione culturale tra popoli cristiani e nn cristiani, tra nazioni che rispettano i diritti umani e quelli che li negano a fronte dello sviluppo economico. La politica nazionale proclama il cambiamento nel segno delle riforme, nel contempo la società civile sembra rassegnata al peggio, confusa, se non addirittura frustrata dagli esempi di corruzione dilagante, di negazione del principio di legalità ed invece di reagire come di chi riceve una offesa e reagisce all’offesa, si abbandona nell’assopimento della coscienza, nel ritiro del privato, nello svago e tempo libero pernsando che un esercizio yoga o la meditazione orientale possa essere la bacchetta magica, cancellare l’impegno civile nei confronti del male imperante, dei vizi dello stato  e delle istituzioni a qualsiasi livello. Faccio l’esempio dell’atleta che anzichè superare col salto l’asticella le gira intorno con pigrizia ed indifferenza. Peggio considerare che l’esempio negativo ha contagiato la società civile pronta ad essere coinvolta nella corruzione chiedendo nel momento elettorale il voto di scambio, la facile raccomandazione, ponendo l’interesse personale al di sopra di quello pubblico, un comportamento che svilisce lo stato di diritto, le conquiste di civiltà che sono costate rivoluzioni, guerre, l’abbattimento di regimi dittatoriali. Assolutamente iniquo constatare come un laureato in diritto ammnistrativo che diventa dirigente di un azienda pubblica o privata sia costretto a fare i salti mortali per applicare le norme che ha studiato evitando pressioni di ogni tipo, in certi casi fallendo il proprio  compito colpito da operazioni di mobbing o di licenziamento. Da qualsiasi parte si guardi la democrazia è neve al sole, difficile il compito di forticarla se non si ha il coraggio di promuovere iniziative coraggiose, provvedimenti magari impopolari, ma giusti. Un esempio eclatante ci è offerto dalla partita di calcio Fiorentina -Napoli dell’altra sera. Qualsiasi mente sana ed onesta rifiuta di appartenere ad uno stato che contratta persino il gioco, il tempo libero con la delinquenza organizzata. C’è davvero da vergognarsi considerando che il calcio è la cartina di tornasole, lo specchio di una situazione generale dove non solo il diritto non ha più casa ma nemmeno il comune buon senso. Ovviamente il male è antico, retaggio di una storia italica non fortunata, disseminata di contraddizioni che l’ha fatta marciare sempre col freno tirato. Mi propongo in queste righe di ripercorrere a ritroso le più importanti concezioni politiche cercando di capire quanto del  pensiero filosofico passato può essere ancora attuale, servircene per valutare obiettivamente cosa abbiamo perso lungo la strada. Voglio condividere l’impegno con voi passo dopo passo iniziando dal più grande: Platone. Chiunque critica, commenta si fa testimone del proprio tempo, produce cultura, promuove il rinnovamento delle idee.

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