PARLIAMO DI FILOSOFIA POLITICA

pubblicato da: Lucia Ferrai - 28 marzo, 2014 @ 2:47 pm

Il pensiero politico è antico quanto è antico il mondo, il pensiero del primo uomo che si vide costretto a coniugare la propria vita familiare e sociale con quella dei suoi simili, sottolineo costretto in quanto spinto dalla necessità di condividere con altri la propria esistenza. Mi propongo di esporre in modo razionale la storia di questo pensiero, il significato di sistemi filosofici che affrontano i vari quesiti dell’uomo nell’ambito sociale ed istituzionale. L’impegno è difficile, il nostro tempo è difficile, confuso e senza riferimenti certi, sembra che dopo gli anni ’90 lo stesso concetto di nazione si sia sgretolato sotto le forze multinazionali dell’Impero economico e della finanza, che le ideologie abbiano lasciato il posto ad un prammatismo fine a se stesso, alla divisione culturale tra popoli cristiani e nn cristiani, tra nazioni che rispettano i diritti umani e quelli che li negano a fronte dello sviluppo economico. La politica nazionale proclama il cambiamento nel segno delle riforme, nel contempo la società civile sembra rassegnata al peggio, confusa, se non addirittura frustrata dagli esempi di corruzione dilagante, di negazione del principio di legalità ed invece di reagire come di chi riceve una offesa e reagisce all’offesa, si abbandona nell’assopimento della coscienza, nel ritiro del privato, nello svago e tempo libero pernsando che un esercizio yoga o la meditazione orientale possa essere la bacchetta magica, cancellare l’impegno civile nei confronti del male imperante, dei vizi dello stato  e delle istituzioni a qualsiasi livello. Faccio l’esempio dell’atleta che anzichè superare col salto l’asticella le gira intorno con pigrizia ed indifferenza. Peggio considerare che l’esempio negativo ha contagiato la società civile pronta ad essere coinvolta nella corruzione chiedendo nel momento elettorale il voto di scambio, la facile raccomandazione, ponendo l’interesse personale al di sopra di quello pubblico, un comportamento che svilisce lo stato di diritto, le conquiste di civiltà che sono costate rivoluzioni, guerre, l’abbattimento di regimi dittatoriali. Assolutamente iniquo constatare come un laureato in diritto ammnistrativo che diventa dirigente di un azienda pubblica o privata sia costretto a fare i salti mortali per applicare le norme che ha studiato evitando pressioni di ogni tipo, in certi casi fallendo il proprio  compito colpito da operazioni di mobbing o di licenziamento. Da qualsiasi parte si guardi la democrazia è neve al sole, difficile il compito di forticarla se non si ha il coraggio di promuovere iniziative coraggiose, provvedimenti magari impopolari, ma giusti. Un esempio eclatante ci è offerto dalla partita di calcio Fiorentina -Napoli dell’altra sera. Qualsiasi mente sana ed onesta rifiuta di appartenere ad uno stato che contratta persino il gioco, il tempo libero con la delinquenza organizzata. C’è davvero da vergognarsi considerando che il calcio è la cartina di tornasole, lo specchio di una situazione generale dove non solo il diritto non ha più casa ma nemmeno il comune buon senso. Ovviamente il male è antico, retaggio di una storia italica non fortunata, disseminata di contraddizioni che l’ha fatta marciare sempre col freno tirato. Mi propongo in queste righe di ripercorrere a ritroso le più importanti concezioni politiche cercando di capire quanto del  pensiero filosofico passato può essere ancora attuale, servircene per valutare obiettivamente cosa abbiamo perso lungo la strada. Voglio condividere l’impegno con voi passo dopo passo iniziando dal più grande: Platone. Chiunque critica, commenta si fa testimone del proprio tempo, produce cultura, promuove il rinnovamento delle idee.


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