NUOVO MEDIO EVO?

pubblicato da: Giorgio Ragucci Brugger - 5 agosto, 2014 @ 11:27 am

 

https://www.youtube.com/watch?v=4R-OiC8Ln6I

 

Il termine Capitalesimo non deve stupire più di tanto. Paolo Gila lo usa a proposito coniugando il temine Capitalismo con Medioevo. Il Capitalismo è il motore di una macchina che ha continuo bisogno di carburante. Il ritmo accelerato di produzione e di invasione dei nuovi mercati ha bisogno di espansione usando nuove tecnologie, nuove forme di comunicazione, in particolare della tecnologia informatica. L’utilizzo del P.C. e della rete Internet ha sincronizzato il mondo 24 ore su 24 e ciò ha reso il pianeta una sola piattaforma dove ogni punto è interconnesso e dove ogni operatore può diffondere e condividere informazioni e messaggi. Cambia anche la struttura sociale all’interno dei paesi, cresce la classe media in Russia, Cina, Turchia e Brasile, nel Sud – est asiatico si riscontra un aumento di nuovi ricchi. Il sistema economico del liberismo sfrenato (free trade) che rappresenta la forma di capitalismo estremo non ha rispetto delle economie dei paesi più poveri, trasgredisce le regole di mercato, ma puntando su monopoli rigidi sostenuti dal potere politico tramite la connivenza col sistema bancario finisce con rendere più ricchi chi già lo sono, più poveri, i poveri. La stessa struttura amministrativa, gestionale delle multinazionali corrisponde al sistema feudale per cui se una volta all’apice figurava un re, ora, il capo si chiama Presidente, il vassallo si chiama Dirigente, il valvassore si chiama Funzionario di prima classe e così di seguito fino ad arrivare al semplice impiegato precario che è l’antico servo della gleba. Alla Teocrazia medioevale in cui Dio dirige dall’alto qualsiasi azione dell’uomo, trascendente ed inarrivabile, si sostituisce la Tecnocrazia che assume gli stessi aspetti: la Tecnologia è il nuovo Dio.

La tecnica è soggetto impersonale trascendente sull’uomo, attore principale delle azioni del pensiero umano, non tende ad uno scopo, non svela verità, non è filosofia, semplicemente funziona. Condiziona etica, politica, religione, libertà. La tecnica non è oggetto della nostra scelta, è il nostro ambiente, diventa l’essenza dell’uomo a nostra insaputa. Ci piace crederci, ci affidiamo ad essa perché crediamo nel progresso, perché migliora il nostro sistema di vita; nel contempo, non ci rendiamo conto, al contrario, che la tecnica trasforma il concetto di individuo di cui è prevedibile l’atto di morte, non come soggetto empirico, di atomo sociale, ma come sistema di valori, dove il soggetto non è la società che guarda all’individuo, ma il contrario come luogo della sua realizzazione. Attualmente l’individuo perisce seguendo il percorso della massificazione, qualità di milioni di singoli, ciascuno dei quali produce e consuma, riceve le stesse cose in modo solistico con l’illusione della privatezza, il finto riconoscimento della sua individualità.

Faccio un esempio. Quando esco di casa, non percepisco un esterno rispetto all’interno perché ciò che incontro in pubblico è esattamente quello di cui mi sono nutrito in privato. Uso il termine Schizotopia quale situazione dove il mondo esterno si identifica con quello interno, da cui nasce una duplice esistenza spaziale per cui sono fuori anche quando sono in casa. La massificazione degli individui abolisce la differenza tra pubblico e privato.

Dove tutti vogliono la stessa cosa, tutti sono uguali, è il nuovo concetto di uguaglianza.

A differenza del vecchio sistema feudale, il condizionamento sociale attuale è invisibile, ha la doppia faccia dell’amico – nemico sfruttatore, esige le nostre risorse umane, economiche, biologiche, il nostro tempo libero, le nostre abitudini sociale, non dà nulla in cambio di solido, di costruttivo, soprattutto, non tutela, non protegge, non ama. Probabilmente vi  aggiunge una nota di perfidia, quando dà l’illusione di un sistema sociale migliore solo all’apparenza confidando sul potere di una visione materialistica della vita fine a se stessa.


1 commento
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  1. Caro collega blogger, io non sono un filosofo nè uno storico della filosofia, ma la rilettura dei classici (1) e il riaffiorare della cultura classica (liceale), riaffiora rompendo la banchisa di ghiaccio di 40 anni di lavoro nelle Spa. Recentemente ho ripreso in mano i dialoghi di Platone (poi, siccome castigo ridendo mores, io stesso scrivo i dialoghi di” Plutone”) e ho letto per la prima volta (lo confesso!) L’Utopia di S. Tommaso Moro. Grazie quindi a te che ci porti per mano ad essere filosofi, ovvero amici del sapere.
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    (1) Gruppo di lettura Maria Lia Guardini, presso la Biblioteca Comunale di Trento

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