I margini della democrazia

pubblicato da: Giorgio Ragucci Brugger - 23 dicembre, 2014 @ 9:40 am

ANSA/ ELEZIONI: COME E QUANDO SI VOTA PER RINNOVO PARLAMENTO

Democrazia è sinonimo di giustizia, di libertà, di garanzie irrinunciabili della persona. In suo nome sono state spese infinite energie, patite sofferenze, formulate utopie quale massima conquista di emancipazione sociale. Il Secolo breve ha fatto sfilare sul proprio palcoscenico le tragedie collegate ai regimi totalitari che si sono contrapposti all’idea democratica, altrettanti esempi di negazione dell’uomo.

Questi regimi ritenevano l’unità del popolo superiore a qualsiasi aspirazione di libertà singola, l’individuo a sè stante pura astrazione, elemento inesistente fuori dal contesto sociale, addirittura, nefasto nel complesso della sua organizzazione per i fini comuni che persegue. Sappiamo cosa è successo. L’incapacità di considerare la diversità dei vari soggetti porta di conseguenza a negare a ciascuno di noi il diritto di scegliere liberamente il proprio percorso di vita, perciò dopo il secondo conflitto mondiale l’Occidente ha scelto la via della democrazia. Anno dopo anno si è creduto di aver abbracciato la verità assoluta, intoccabile, perfetta. Proprio questa estrema illusione ha portato alla attuale crisi del sistema. Democrazia non è verità, è semplicemente il male minore tra le varie imperfezioni delle dottrine politiche. Il cosiddetto potere della maggioranza si riduce ad un sistema di minoranze organizzate, di oligarchie politiche ed economiche legate spesso ad organizzazioni criminali, in pratica, negli ultimi anni il termine democrazia è venuta a significare finzione, imbroglio, truffa, la porta aperta non alla esplicazione del diritto, ma della sua negazione, al trionfo della corruzione sempre più acclamata dal potere. Il meccanismo stesso della rappresentanza è sotto accusa. Il voto del cittadino libero si disperde laddove gli apparati dei partiti calano dall’alto i propri candidati, in questa prospettiva il voto di opinione non ha senso rispetto a quello organizzato. Le oligarchie politiche s’impadroniscono dello stato, delle sue funzioni, esercitano un potere formalmente legale, ma sostanzialmente arbitrario. Si realizza in tal modo il mal governo, si viene a spartire il potere nella logica dei clan, delle clientele nell’intreccio degli interessi che non sono più del cittadino ma di una classe di privilegiati che ha nome mafia.

In effetti, se guardiamo bene la realtà italiana nel corso dei secoli non si esce dalla logica del voto di scambio e non si tratta più di politica, ma di un substratum culturale che ha origini antichissime che non si riesce a superare malgrado le voci notevoli di giuristi e filosofi nostrani che hanno insistito sulla validità dello stato di diritto quale essenza di vera democrazia. La democrazia finisce per essere una aristocrazia mascherata senza qualità, non solo, il rito delle elezioni serve a legittimarla, al cittadino è concesso di scegliere di volta in volta da quale oligarchia preferisce essere oppresso, offeso, taglieggiato.

I rimedi di correzione possono essere diversi, dipende dalla volontà popolare di metterli in atto. La teoria elitista – liberale (Pareto, Michels) propone di scegliere politici degni di questo nome valorizzando capacità, meriti, potenzialità, competenze ed onestà, in una parola, cittadini all’altezza di realizzare il bene pubblico alla stessa maniera del filosofo platonico che rinuncia a se stesso per il bene dello Stato.

Personalmente sono sempre stato di questo avviso anche se a qualcuno può sembrare una proposta ampiamente discutibile. L’investitura di una carica pubblica non deve essere oggetto di speculazione, semmai chi vuole arricchirsi si reca in borsa e gioca i suoi soldi oppure va nel Klondike a scavare oro. Un secondo rimedio potrebbe essere la democrazia diretta ben sapendo che questa può essere funzionale soltanto nei confronti di piccole entità territoriali. L’esempio dei Cantoni svizzeri è emblematico. In questo senso una riforma della legge elettorale a tutto campo e la possibilità di revisione costituzionale del nostro sistema a regioni e province nell’ambito di una federazione vera e propria è un progetto da non sottovalutare.
Storicamente il sistema di democrazia diretta è durata fino all’epoca moderna ed è stata spazzata via dalla Rivoluzione francese. Se vogliamo una democrazia autentica è alle piccole dimensioni che dobbiamo tornare. Questo è un ulteriore argomento contro la Globalizzazione la cui tendenza già in atto sotto l’egemonia americana è da arrivare ad un unico, mastodontico Stato mondiale.

La questione è la seguente. Se non riusciamo a controllare i nostri governanti in uno stato nazionale in regime di democrazia rappresentativa con i difetti, le crisi che abbiamo rilevato, quale incidenza possiamo avere nei confronti di oligarchie internazionali, lontanissime, molto più potenti ed incontrollabili?


1 commento
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  1. sono d’accordo con una democrazia tipo Cantoni svizzeri, tuttavia mi domando quanto potremmo essere liberi di applicarla, se viaggiamo con governi di stampo mafioso?

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