Tempo di estate (forse), tempo di street basket

pubblicato da: - 2 luglio, 2013 @ 9:10 pm

3vs3_2013_web1024Probabilmente quest’anno un’estate vera non ce l’avremo mai, ma noi a divertirci e a stare all’aperto ci proviamo lo stesso. Segnalo quindi un imperdibile torneo di basket organizzato dalla mia associazione sportiva Val di Fiemme Basket, una delle poche associazioni di valle dedite alla promozione della pallacanestro, solitamente sport molto più praticato, anche in Trentino, nelle zone cittadine e limitrofe.

Il torneo in questione è Fiemme Street Basket 3Vs3 e si svolgeràsabato 27 luglio presso il Parco della Pieve di Cavalese, in mezzo alle montagne ma con pieno spirito street. Musica black, Birra di Fiemme, ricchi e gustosi premi per i vincitori e soprattutto tante partite (minimo 6) garantite ad ogni squadra.

Le iscrizioni sono aperte, scrivetemi a lmich83@libero.it entro il 15 di luglio possibilmente.

Indicate nome del team, contatto mail e contatto telfonico di un referente ed il gioco è fatto.Per maggiori info: www.4projekt.org

Che vinca il migliore…in attesa di poter promuovere altri tornei sul territorio: scrivete!

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La grande bellezza…della morte – di Paolo Sorrentino

pubblicato da: - 23 giugno, 2013 @ 9:13 pm

All’ultimo film di Paolo Sorrentino mi sono approcciato con curiosità e soggezione allo stesso tempo: dopo il gran battage messo in piedi per il festival di Cannes e che ha portato la coproduzione Italia/Francia al terzo posto negli incassi al botteghino a 3 settimane dall’uscita, non potevo che avvicinarmi così all’ultima fatica di quello che considero senza mezzi termini il migliore regista italiano contemporaneo (Il Divo e This Must be The Place, piacciano o meno, sono lì a testimoniare l’immensa tecnica e cifra stilistica del nostro).

Mai mi sarei aspettato però qualcosa di così agghiacciante, riflessivo, introspettivo, terribilmente angosciante.
Accanto ad un’esecuzione tecnica impeccabile fatta di scene giustapposte, di continui rimandi semiotici, di smottamenti concettuali quanto visivi, dati da un montaggio che salta in alcuni casi freneticamente da un personaggio all’altro, da una situazione paradossale e grottesca all’altra, accanto a tutto questo, Sorrentino ha voglia di raccontarci l’effimera bellezza della vita e della sua inevitabile fine. La grande bellezza parla di MORTE dalla prima all’ultima scena. Sono morti quei personaggi cocainomani, starlette, ex divi dello spettacolo, cantanti, politicanti, che si ritrovano a ballare la dance in discoteca nella scena d’apertura. Sono morti i romani dell’alta borghesia, che provano ad ingannare il tempo con passatempi inevitabilmente e comunque noiosi, che provano ad ingannarsi iniettandosi botulino nelle feste al botox romane superesclusive.

Sono morti i trenini all’interno delle feste, che per ammissione del personaggio di Toni Servillo (monumentale) “sono belli perchè non portano proprio da nessuna parte”. Sono morti tutti coloro che annoiati dalla troppa bellezza che la vita ha concesso loro, non comprendono più quale sia il senso di stare al mondo se non quello di bere, festeggiare, scopare, tirare di coca. Sono morti i nostri politici che in questi giochetti si perdono dall’alba dei tempi…dall’antica Roma.

Roma e la morte vanno di pari passo, Roma è la citta eternamente ferma, dove i personaggi scompaiono nella notte per riapparire qualche ora dopo, tali e quali al giorno prima e quello prima ancora, in una totale stasi di intenti e movimenti. Proprio come la stasi delle colonne e dei monumenti, immobili, austeri, giudicanti.

Sorrentino si è confrontato con un tema fortissimo, avvicinandosi anche se in maniera meno spirituale e totalizzante, alla poetica di Terrence Malik (The Three of Life) e lo ha fatto scegliendo di raccontare Roma ed i personaggi tipici che la rendono viva morta. Ma credo che la scelta della città non si limiti alle sue notti eterne ed alla sua architettura, in qualche modo decadente e “passata”. Il regista ha scelto Roma perchè Roma è Roma non tanto per il suo impero ma per la sua caduta. Roma rappresenta la caduta dell’Occidente, come ha scritto il visionario Tommaso Pincio (Pulp Roma), e con esso dei valori dell’uomo che per separarsi dalla morte ha bisogno continuo del desiderio.

Quando questo scompare, scompare anche l’umanità.
Rimangono maschere danzanti e personaggi senza una meta, ma solo con un’inevitabile fine…
E che bellezza vedere raccontato tutto questo per immagini. Ad oggi la miglior uscita al cinema del 2013.
Menzione d’onore per Sabrina Ferilli, forse l’incarnazione stessa di Roma in un personaggio davvero ben riuscito ed interpretato.
Voto 9

 http://www.youtube.com/watch?v=cJ8O-Y2CXk8

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Manifesto – Sotto la superficie

pubblicato da: etymoadmin - 21 giugno, 2013 @ 4:42 pm

Sotto la superficie (Beneath the Surface come rapperebbe il Wu-Tang Clan) si nascondono spesso storie, persone, suoni, parole, dal fascino che acquista solo ciò che spesso e volentieri non è sotto gli occhi di tutti, ciò che non sempre si vede al primo colpo d’occhio.

Sotto la superficie dell’informazione culturale quotidiana esiste un mondo, comunemente definito per semplicità “Underground”, dove si celano storie di cui parlano in pochi, dischi che sono destinati ad appassionati di genere, film che non trasmettono nei multi sala, libri di cui non si sente parlare spesso. In generale creatività umana che parte dal basso, arte “nera” in ogni accezione possibile del termine, che meriterebbe di avere più spazio nei mezzi di informazione tradizionale e che per fortuna può trovarne in blog come questo.

Sotto la superficie si propone come una lente d’ingrandimento sulla cultura street-underground che pone le sue radici nella musica e cultura black, cresce nella street e club colture attuale ed a volte arriva a sfondare barriere culturali e pregiudiziali raggiungendo la commerciabilità e quindi il main stream.

Su queste pagine virtuali parlerò di questo, recensendo dischi, spesso di afro-americani ma non solo, di cui credo varrebbe la pena di farvi sentire qualche nota, parlando di letture in grado di aprire mondi e tracciare solchi, di eventi e situazioni che sono per definizione “street” o “underground”, ma che hanno fanno parte della cultura di tanti giovani, sì anche in trentino.

Si potrebbe pure definire un blog hiphop a ben vedere, se questo termine oggi avesse ancora il significato che aveva fino a metà anni ’90: evoluzione. E allora dita a chiudere le narici, un bel respiro profondo e “dig deep”, scavate in profondità: musica, cinema, street-events, basket e sport di strada, letture; ce ne sarà per tutti i gusti. Splash.

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NYC Flava – mixtape aprile 2011

pubblicato da: etymoadmin - 21 giugno, 2013 @ 4:40 pm

Rientrato da un viaggio nella big apple e nella windy city, fatto il pieno di musica e stimoli, ho compilato la mia ideale playlist post viaggio. “NYC Flava” è forse il mixtape che fino ad oggi  mi rappresenta maggiormente perchè cattura tutte le sfacettature della musica che oggi è in grado di definirmi, di riassumermi per certi versi.

Dentro ci troverete per lo più pezzi usciti in questi primi mesi 2011 mixati in qualche caso a brani leggermente più datati. Sono tutti brani che in qualche modo hanno preparato, arricchito o completato il viaggio stesso.
Dove tante parole per descrivere un viaggio, una collezione di momenti, non arrivano, spesso la musica ci riesce. Buon ascolto e buon viaggio.

Scarica (tasto destro) NYC FLAVA

Tracklist:

1. Burial – NYC
2. Burial + Tom Yorke + Four Tet – Ego
3. Kode9 & The Spaceape – Am I
4. Scuba – Minerals
5. Skream – Reflections
6. TV on the Radio – Will do dancehall remix
7. Atmosphere & Aesop Rock – Which way is up
8. Thavius Beck – Go
9. Pharoahe Monch – Clap
10. No Surrender feat Tumbe Adebimpe – Silver Hall
11. TV on the Radio – Killer Crane

Se ti piace ascolta anche: Blue Night Black Shape & Wet Night on the playground

Luke

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La città verrà distrutta domani: il mixtape! – by Sistema Assonnato feat Occhi di Astronauti

pubblicato da: etymoadmin - 21 giugno, 2013 @ 4:39 pm

È FINALMENTE DISPONIBILE IN FREE DOWNLOAD:

“La Città Verrà Distrutta Domani [the mixtape]” by Sistema Assonnato

21 selected and mixed tracks by Sistema Assonnato
2 “Occhi di Astronauti” original tracks: “Destroy” & “Supercluster”

 


DOWLOAD IT HERE

TRACKLIST:

01 Groove Armada / Hasta Luego Mr. Fab
02 Occhi di Astronauti / Destroy
03 Sub version / Free to Funk
04 Wu tang clan / Pencil my Piano
05 Ras G & The Alkebulan Space Program / Ancestrial Echoes
06 Robot Koch / Lights
07 Harmonic 313 / Falling Away ft. Steve Spacek
08 Delitto Perfetto / Ferrara
09 Burial / Shutta
10 Eskmo / Cloudlight
11 Robot Koch / Verbal Bruises
12 Shabazz Palaces / Swerve the Reeping of …
13 The Cool Kids / One Two
14 Jakob Hilden / Ground n Pound
15 Marquez ill / Komma Klar
16 JSBL / The Flu (Dorian Concept rmx)
17 Zero db / Anything’s Possible
18 Flako & Dirg Gerner / I want you
19 Röyksopp / A higher Place
20 Flying Lotus / Massage Situation
21 Occhi di Astronauti / Supercluster

E a breve in uscita l’album completo di Occhi di Atronauti “La città verrà distrutta domani”.

More info on: http://www.occhidiastronauti.com/

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Enjoy Freedom Mixtape by Groovenauti

pubblicato da: etymoadmin - 21 giugno, 2013 @ 4:37 pm

Luke & Max Prod sono lieti di presentarvi il loro primo mixtape realizzato a 4 mani (sembra incredibile…fin’ora solo progetti di djing solisti).

Dentro ci troverete il meglio della bass-music contemporanea da Bristol a Berlino, passando per l’Italia con l’inedito di Max Prod. Un viaggio nei migliori club undergound d’Europa restando fermi davanti al proprio PC.
Alzate il volume e godetevi tutti i passaggi registrati rigorosamente live e con suoni estrapolati solo ed esclusivamente da vinili.

Buon ascolto su mixcloud dove troverete anche le playlist. Durata totale 60 minuti. Enjoy Freedom!

Enjoy Freedom pt 1 – Max Prod “La Trappe”

Enjoy Freedom pr 2 – Luke “Cables”

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DillaDude: my tribute to JDilla

pubblicato da: etymoadmin - 21 giugno, 2013 @ 4:36 pm

Tributo a J Dilla mixato live utilizzando solo materiale vinilico, con musica da, per ed ispirata dal grande maestro di Detroit.
Buon ascolto.
Luke

DillaDude [by Luke] by Groovenauti on Mixcloud

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Bronson: you Drive me crazy!

pubblicato da: etymoadmin - 21 giugno, 2013 @ 4:35 pm

Il nome di Nicolas Winding Refn potrebbe non dire molto al grande pubblico, soprattutto a quello italico. Sarà che i suoi film nel nostro paese passano sempre per brevissimo tempo al cinema, il tempo di un venerdì sera al Lumierè o di un mercoledì nei multisala. Sarà che l’Academy ci ha messo del suo ignorando alcuni suoi capolavori diversamente osannati a Cannes, Londra e Sundance Festival, contribuendo a far passare in sordina anche l’ultimo suo film…quel Drive che nel 2011 è stato a mio parere (e non solo mio visto che Cannes gli ha dato la palma d’oro per la regia)  il miglior film dell’anno, quello con più spunti e poetica cinematografica.

E cosa spaventa così tanto nei film di Winding? Forse l’anticonvenzionalità dell’approccio con cui viene presentata la violenza sul grande schermo: come una sorta di sfogo fanciullesco di una rabbia repressa, come un atto liberatorio mal accettato dalla società. Come una deviazione quasi naturale e necessaria, un de-lirio, un’uscita dal solco ordinato preposto per noi tutti. Si spiega forse anche così il ritardo con cui in Italia (ma anche in altri paesi europei) è arrivato in distribuzione Bronson, film realizzato da Winding già nel 2008 e arrivato a noi solo nel corso nel 2011, passato sotto semi-silenzio e confezionato direttamente per il mercato dell’home-video.

Bronson è la vera storia di Charles Bronson, criminale inglese contemporaneo psicotico ed iper-violento che fin dai primi anni ’70 è conosciuto come il criminale più famoso dello United Kingdom. Oltre 20 anni di cella in isolamento, centinaia di prime pagine sui quotidiani nazionali, un numero incalcolabile di persone picchiate fuori e dentro le numerose prigioni in cui è stato internato, diventando di fatto una vera e propria celebrità, un anti-eroe nel senso più revisionista del termine.

Ho visto di recente il film in DVD e devo dire che, sebbene un paio di gradini sotto a Drive, anche questa pellicola del regista svedese si contraddistingue per diversi approcci originali ed estremamente personali a regia (Winding fa un grande e diversificato uso delle ottiche grandangolari che contribuiscono a schiacciare l’immagine ed a creare per converso un effetto claustrofobico quasi parossistico delle celle di progionia già piccole e anguste di per se), fotografia (con luci in stilo circo), musica (dance anni ’80 anche qui) e tempi narrativi (giustapposti). E la violenza per cui probabilmente il film è stato fermato per un po’, assume un senso estetico di livello assoluto: un po’ come in Drive appunto (si veda la scena del bordello) o in Arancia Meccanica, o ancora (stiracchiando) in Funny Games. Cosa che a ben vedere, vale da sola il prezzo del biglietto DVD.

Un film che vale la pena di vedere quindi, non solo per saperne di più su Bronson (da sapere c’è davvero poco: era un picchiatore puro, senza scopo se non lo stesso picchiare ed essere picchiato), ma soprattutto per rifarsi gli occhi con un’estetica tutt’altro che scontata, tutt’altro che già vista.

Ecco appunto, se poi questi film ce li facessero pure vedere non sarebbe poi tanto male.

Voto: 7+
Luke

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Quella casa nel bosco: se l’horror diventa postmoderno

pubblicato da: etymoadmin - 21 giugno, 2013 @ 4:32 pm

Premetto che di film horror pregevoli, che evitino di cadere negli innumerevoli cliché del genere o che abbiano una qualche sorta di originalità nella trama o quantomeno nello stile di regia, non ne vedevo da almeno 4/5 anni buoni…diciamo dal terzo episodio si Saw l’enigmista (i successivi fino al 7 sono del tutto trascurabili). Ma alla classica casa nel bosco in cui si perdono 5 simulacri di personaggi tipici (topici) da film horror mi sono avvicinato grazie ad una grande recensione cannibale  ed al nome dello sceneggiatore…Joss Whedon, amato non tanto al cinema per quel che mi riguarda, ma sulle pagine di Astonishing X-Men (semplicemente il miglior arco narrativo dei mutanti post Grant Morrison) e sulla carta (appunto) capace di invenzioni postmoderne degne del migliore John Barth.
Capita così che per una volta le aspettative siano rispettate in pieno. La casa nel bosco non si rivela solo un meta film sul genere horror che ci porta in terreni parodistici dove nemmeno il miglior Wes Craven si era spinto (con Scream), ma è forse una delle più interessanti riflessioni sul sistema dell’intrattenimento cinematografico, sulla finzione filmica e anche sull’animo umano e sulle proprie paure.

Siamo davanti ad un film in cui tutto è parodia, aperta parodia, ma che continua a parodiare perfino se stessa, un film dove i protagonisti comprendono solo a tratti di essere dei burattini nelle mani di chi vuole che i loro comportamenti assomiglino a quelli dei personaggi di un film horror ed in cui da spettatore si ricerca sempre un fine ultimo alla follia, fine rappresentato dal film stesso.
Se devo trovare un paragone lo devo cercare in tutt’altro genere cinematografico e dico che Quella casa nel bosco stà al genere horror come Shrek ai cartoni animati. continua »

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Wendy Rene, after laughter comes…tears

pubblicato da: etymoadmin - 21 giugno, 2013 @ 4:29 pm

Saranno almeno 5/6 anni che durante le infinite sessioni di digging che metto in atto nei negozi di dischi di mezzo mondo (New York, Londra, Chicago, Amsterdam, Monaco, Berlino, Bologna ecc. ecc.) immancabilmente mi muovo al termine dagli scaffali alla cassa chiedendo, a volte timidamente, a volte con molto più coraggio a seconda della dose di black music di cui mi pare fornito il negozio, se per caso, tra i classici scatoloni ammassati e polverosi che contraddistinguono i reparti soul/ghospel, ci sia per caso traccia di una certa “Wendy Rene” e del suo “After Laughter comes tears“.

“Whuat da ya say? Guendy Twene?” la risposta che più di una volta mi sono sentito dire. “I dunno“, l’altra classica. “Never heard ’bout it”, la più scoraggiante.

Ma sì, è la soulsinger campionata dal Wu-Tang Clan in 36 Chambers per il pezzo Tearz. Niente, vuoto assoluto.
Solo una volta, in un negozio Jazz di Chicago, un commesso mi ha dato, non dico una speranza, ma almeno il sentore che non mi stessi inventando tutto e che quel pezzo apparso poi anche in colonne sonore prestigiose come quella di Slevin patto criminale, e re-interpretato in maniera magistrale non troppo tempo fa (2007) persino da Alicia Keys per il suo album “As I am”, esistesse sul serio e non solo nella mente di un ragazzo bianco proveniente da un paese sperduto nell’alto Trentino che di soul si suppone debba saperne meno di zero. Ora non mi considero certo un esperto totale in materia, ma un po’ mi sento di masticarla sta storia della black music e del suo percorso e se i Wu-Tang hanno campionato Wendy Rene e la Stax records l’ha messa sotto contratto nel ’64 qualcuno doveva e dovrà pur conoscerla! Eppure niente di niente, nada, zero, nisba.
Fino al 10 febbraio 2012…data nella quale l’etichetta di Seattle, lontana solo apparentemente dall’influenza musicale del lungo Mississipi e del Tennesse, luogo dove dimora tutt’oggi la vecchia vedova Wendy, l’etichetta dicevo che va sotto il nome di “Light in the Attic” ha deciso di recuperare, rimasterizzare e ristampare in doppio vinile da 180 grammi, ogni singolo pezzo mai inciso (2 inediti compresi) da Wendy e dal suo gruppo soul “The Drapels“. Un piccolo sogno musicale che diventa realtà.

Il disco è accompagnato da una lunga intervista a Wendy fatta proprio a casa sua nel Tennesse nel novembre 2011. Vi si legge la genesi del pezzo che l’ha resa celebre (almeno fino a quando la memoria dell’umanità intera è stata resettata e lei è canduta nel dimenticatoio), la storia commovente degli inizi con la Stax (l’etichetta soul più importante della storia della musica che ci ha regalato Othis Redding, The Bar-Kays, Isaac Hayes, Brooker T) all’età di 17 anni e si apprende della solarità di questa donna oggi rimasta sola in mezzo ai vecchi ricordi dei tempi che furono. I suoi figli qualche anno fa le hanno fatto sentire i pezzi dei Wu-tang e di Alicia che riportano i sampler di After Laughter, ci raccontano abbia sorriso e abbia detto “What? My Song? That Old? What?”.

E così la magia continua, fomentata da qualche rara immagine di Wendy scattata ai tempi che furono.
Ecco, se c’è una musica che ha valore, anche se ristampata e confezionata per i feticisti del genere, per me è questa, per la storia che ha avuto (come dimenticare le note di tearz del Wu Tang suonate da RZA durante il concerto al link del marzo 2003?), per la ricerca che ha richiesto, per le emozioni che mi ha dato tenere in mano finalmente un oggetto fisico con dentro incisa la voce di Wendy Rene. Impagabile.

 

Luke

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