PER ESSERE FELICI BASTA LA COCA (cola)

pubblicato da: Lucia Ferrai - 6 ottobre, 2014 @ 5:02 pm

 

Devo dire che sono proprio un’idiota. La soluzione di tutta la mia vita era così facile, così trasparente! Ha addirittura le bollicine!- Per essere felici basta la Coca – ci suggerisce uno spot famosissimo: “Coca Cola, stappa la felicità” (vedi il link sopra e sotto).

Millenni e millenni di poesie, di romanzi, di studi filosofici per indagare cosa sia (e come si raggiunga) la felicità ed invece è tutto molto più semplice: bisogna non pensarci e ingrassarsi di Coca Cola! Povero Platone, povero Aristotele, poveri gli stoici, povero Leopardi… sono vissuti prima della Coca Cola e così si sono messi a blaterare sull’animo umano! Parlano di grandi desideri d’infinito mentre basta finire (la bottiglia).

Ma perché allora non prendiamo tutti una Coca Cola e andiamo dal nostro vicino, con cui da anni non andiamo d’accordo, per fare la pace? Anzi, pensiamo in grande, portiamo la Coca Cola nelle zone di guerra, sui campi di battaglia: ogni malinteso finirà al grido “mettete la Coca nei vostri cannoni!”. Condividiamo la Coca Cola davanti alle Chiese e alle Moschee! Cristiani e Musulmani si stringeranno le mani e faranno a gara giocosamente per assicurarsi che nelle etichette rosse della buona bevanda compaia il nome Abdul vicino a Giuseppe Maria! Tra l’altro: io sono proprio importante per la Coca Cola. Addirittura ogni tanto stampano il mio nome (nome che hanno milioni di altre persone in Italia) e lo mettono sulla loro fascinosa etichetta. Così posso comprarlo ed essere felice.

Non fraintendetemi la pubblicità a cui mi riferisco (metto il link qua sotto) è bellissima, emotiva, d’impatto. Le idee espresse sembrano dolcissime e persino profonde. La realtà è che questa pubblicità non vi sta augurando di essere felici, ma vi dice “comprate! comprate! comprate”. Lo dice camuffando il vero scopo. Sottolineo: non ci sarebbe niente di male a dire: compra la nostra bevanda perché è un buon prodotto. Ma ciò che questa pubblicità dice realmente è: compra e sarai felice. L’equazione è: felicità =cose. Non voglio demonizzare la Coca Cola, per carità. È una buona bibita, ma è solo una bibita! Non mi deve dare la felicità!

Il vero problema è che la pubblicità è presente quotidianamente nelle nostre vite. Probabilmente mi parla più dei miei amici. La pubblicità ripete sistematicamente lo stesso concetto GIORNALMENTE E PER ANNI. Il concetto è sempre lo stesso: felicità=cose, felicità=cose, felicità=cose, felicità=cose. È come un mantra o la tecnica di ripetizione per far imparare ai bambini il Corano. In fondo si tratta di una piccola religione inconsapevole: “il culto delle cose”. A questo proposito guardate questo link tratto da Minority Report (Spielberg, 2002), il protagonista John Anderton è costantemente scansionato per ricevere messaggi pubblicitari personalizzati.

Il culto delle cose crea dipendenza (in questo caso è davvero come la coca): si contrae da piccoli, si sviluppa in adolescenza e si esaspera nel lavoro. Il culto delle cose è cocaina sotto forma di offerte promozionali.

Ci tengo a farvi notare che esagero volutamente i concetti per attizzare il discorso. Non dico di non fare più pubblicità (ci mancherebbe) ma solo di vendere le cose per ciò che sono: “prodotti” e non emozioni. Stappa la felicità, per me, è un insulto alle più intime esigenze del cuore umano.

E se fosse vero che si raggiunge la felicità con la Coca Cola.. preferisco bermi una birra ed essere un po’ triste.

 

 

 

 

 

 


Lascia un commento

*