“CERCHI DI ETICHETTARMI? TI DISTRUGGO”

pubblicato da: Lucia Ferrai - 5 novembre, 2014 @ 11:28 am

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Ci sarebbe molto da dire sul film Divergent (Neil Burger 2014). Dagli echi della Repubblica di Platone alla splendida interpretazione di Shailene Woodley.

Ciò che più colpisce e commuove è l’idea di fondo, semplice quanto vera: quando la società o le ideologie tentano di incasellarti per dominarti meglio, finiscono per creare pericolose o bellissime divergenze.

Iniziamo però dalla trama del film. La pellicola è ambientata nel tipico scenario futurista e dispotico: la società, in seguito ad una catastrofe globale, ha diviso la popolazione in cinque rigide fazioni: gli abneganti, i rigidi, i candidi, gli intrepidi e gli eruditi. Ogni anni i sedicenni decidono a quale fazione aderire, in seguito ad un test che dovrebbe rivelare a cosa sono destinati. Una volta attuata la scelta, non si torna più indietro e si è costretti ad abbandonare la famiglia per seguire lo scopo comune. Ovviamente in quest’assetto sociale ci sono anche gli esclusi, coloro che non si adeguano a nulla e vivono ai margine dello splendore sociale ormai prestabilito. La protagonista Beatrice si rivela ben presto un caso anomalo. Il test, infatti, rivela che è una divergente: una ragazza che potrebbe appartenere a ben tre fazione diverse. Insomma si tratta di una personalità che non si adegua a nulla. Lungi dall’essere vista come una ricchezza, la divergenza è subito un problema. La società considera dannosa la sua pericolosa identità. La sua diversità, la sua flessibilità ed il suo spirito ribelle non sono controllabili, etichettabili, incanalabili secondo le esigenze del potere. La vicenda, che non vi anticipo, si evolve in una lotta per il potere sventata unicamente dalla forza dell’amore.

Veniamo dunque al tema saliente della storia: è impossibile, per le filosofie o per la società, mettere gli individui in strette categorie. La natura umana è troppo complessa, troppo incredibilmente complicata ed assurda, per rientrare in una definizione. Ogni persona è un grumolo di desideri contraddittori difficili da capire. Quando gli altri cercano di giudicarti, soprattutto quando lo fanno in modo ipocrita e superficiale, dimenticano quante piccole sfumature ogni persona racchiude dentro sé. Bisogna conoscere prima di giudicare e conoscere a fondo. Allora cercachiamo TUTTI di scordarci di giudicare una persona dalla prima occhiata: la sua vera anima sfuggirà al nostro distratto occhio.

Le stesse occhiate superficiali le dà la società in generale, ma il suo scopo è più profondo: metto un’etichetta sulla persona, così so dove posso collocarla nello scaffale. Posso usarla meglio, posso dominarla. Non è così semplice: se fai questo, cara società, ti distruggeranno (come accade nel film).
Ora la domanda da farsi è questa: chi sono oggi, in questo preciso istante ed in questo preciso mondo, i divergenti? Chi sono gli esclusi? La domanda che mi sono fatta alla fine del film è: sono una divergente? Sono incasellabile oppure no? In che cosa cercano di incanalarmi? In positivo o in negativo?

Voi cosa vi sentite di essere? Divergenti? Esclusi?

Una società vera è sempre possibile. Una società vera è quella in cui le divergenze sono considerate un valore e creano tantissimi percorsi che si intrecciano. Le divergenze possono diventare convergenze. Sarebbero meravigliose, lo dice la stessa antagonista di Beatrice quando la incontra:

“Non fraintendermi, c’è della bellezza nella tua resistenza, nel tuo rifiuto ad essere inquadrata, ma è una bellezza che non possiamo permetterci.”

Per noi ora, invece, è una bellezza che dobbiamo permetterci, una resistenza possibile. Altrimenti nell’animo umano salirà sicuramente un rigetto: cerchi di etichettarmi? Ti distruggo.

 

 

 


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