Blue Blanchett maschera tragica dell’incompatibile

pubblicato da: silvia - 9 gennaio, 2014 @ 10:10 pm

What about Blue Jasmine?  Con questo film il caro vecchio Woody Allen si è risollevato nel mio indice di gradimento -totally personal sia chiaro- dopo un To Rome with Love straniante, freddo e, ad essere sinceri, non troppo memorabile (meritava un apprezzamento per l’originalità per lo meno la trovata del talento lirico che si manifesta solo ed esclusivamente sotto la doccia, davvero divertente). Pur senza raggiungere apici toccati in passato nella carriera di acuto artista di dipinti umani qual è con ritmi più incalzanti, il film mi è piaciuto. Ho ritrovato l’umanità delicata e un po’ meschina di certi primi film, come Io e Annie, per dirne uno. Merito certo, e proprio tanto, di una diva come Cate Blanchett, la protagonista Jasmine appunto, incastrata in una sfilata di situazioni che stridono con la sua condizione di alto borghese snob.Contrasto che è anche divertente -oltre che fortemente drammatico- soprattutto nella parte iniziale, nell’uscita a quattro con la sorella, il fidanzato di lei, tutto muscoli e foga, e l’amico sempliciotto. Insomma quel fritto misto che è capitato a chiunque almeno una volta nella vita, dall’andante sul rozzo, dove la Blanchett è una giraffona griffata visibilmente imbarazzata.

Bianca, pallidamente esangue nella sua fragilità di malata di nevrosi, in ogni situazione del suo nuovo presente è il ritratto dell’incompatibilità. Quella che si vede anche tra luoghi, vedi la bella casa sul mare e il languire di Jasmine per tutto ciò che sa di Europa e quindi di presunta superiorità di tradizione culturale, e la realtà in cui invece le tocca vivere: un presente squallido ma molto, molto più comune del suo mondo candidamente borghese, che appartiene ormai al passato. Un passato dove lei altrettanto candidamente ignorava entrate, e soprattutto uscite finanziarie, e non solo, del marito. Incompatibilità quindi, ovviamente, anche tra tipi sociali. Incompatibilità che fa soffrire fino a sfociare, sempre a braccetto con l’ironia, in una pazzia che fa parlare da sola a un vuoto che compensa il vuoto. Comunicare a senso unico in fondo è sempre più facile, anche per non dar corda a un insinuante interlocutore di nome vocina interiore, che trascinerebbe giù, verso le proprie colpe, responsabilità e omissioni. In tutto questo, grande la Blachett, bel personaggio Jasmine. Bellissima in quegli abiti firmati che valorizzano la sua statuaria eleganza. Tragica, mentre mima una compostezza di classe da diva al tramonto, che non appartiene invece, altrettanto, alla sua psiche. Forse anche invidiosa alla fin fine di chi è meno complicato di lei. Più brutto, mediocre, ma che ha trovato il suo mondo/luogo/posto sociale, che bello o “da sfigati” che sia, almeno gli è compatibile, gli corrisponde. E lo ammette.


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