Piccoli e grandi fiocchi di bellezza

pubblicato da: silvia - 15 gennaio, 2014 @ 9:09 pm

La bellezza, quella grande, da un paio di giorni scalda, (fino a far avvampare!) social e media dopo la notizia del Golden Globe assegnato al regista Paolo Sorrentino per la sua immersione nel lifestyle romano, letta, ovviamente, come metafora del presente degrado italiano, e non solo.  Un fioccare di lodi e polemiche, ma, in fondo, quando mai una vittoria ha potuto godere del proprio trionfo, crogiolandosi in un candore senza critiche?

Concedetemi però, per ora, di divagare, e attaccarmi al pretesto del candore per fare un passo indietro, prima che si sciolga,  sulla piccola bellezza caduta ieri, in Trentino.  Neve, of course. Piccolo miracolo della normalità stagionale che è sempre accolto come una notizia, tanto che quella caduta di ieri aveva proprio il sapore, come ha scritto giustamente qualcuno sui social, di una prima neve. E penso ad Andrea Segre e il suo “La prima neve”, girato a tratti a Pergine, sopratutto, in Val dei Mocheni, la cui bellezza è continuamente omaggiata da fotografie di paesaggi, camini accesi, volti, tronchi, miele, monti.

E poi c’è lei, la neve. Anche se  nel film la neve è un personaggio che compare solo verso la fine, è una presenza annunciata sin dall’inizio, sinonimo di disagio, difficoltà, estraneità, sospensione del tempo per il protagonista, Dani. Dani è un rifugiato dal Togo che dalla traversata mediterranea scappando dalla Libia insieme ad altri profughi, è giunto fin lassù, in un mondo completamente diverso in cui gli tocca integrarsi, per un po’, in attesa di ottenere i permessi per andarsene a Parigi. Tutto ciò che ha è la sua storia di fuga. Dell’amore scomparso ora rimane una ferita, dolorosa riassunta nella figlia neonata, orfana di madre, che vive con lui ma che lui non riesce ad accettare. La trama è tutta qui. Esile. Come può essere la relazione tra un padre e una figlia emblema di chissà quante storie del Mediterraneo di oggi. Esile come la relazione tutta da costruire con gli abitanti di Palù del Fersina, diversi da Dani quanto lui da loro.

Al suo secondo film di finzione, Andrea Segre comunque non tradisce la sua vocazione, che è soprattutto di un documentarista innamorato dei paesaggi, di luoghi e di linguaggi come era già nella laguna veneta in “Io sono lì”, prima opera di finzione, dove la Cina e il suo mistero silenzioso incontravano i pescatori veneti. Qui invece ci sono i trentini, il mocheno e il dialetto trentino,  anche se ad essere sinceri, gli attori veneti di cui Segre ama circondarsi non riescono a liberarsi della loro inflessione regionale, dura da eliminare nel tentativo di emulare la nostra fonetica, che è troppo brusca, ruvida come una corteccia. E un trentino che mastica il dialetto se ne accorge!!!

Tuttavia, a risollevare il piccolo capolavoro di genuinità a cui si ambisce attraverso le immagini ci pensa un bambino. 11 anni appena, originario di Pergine,  Matteo Marchel, Michele nel film, è di una spontaneità disarmante, che sa mettere in ombra tutti gli altri attori e che riflette la sospensione di Dani nel suo tormentato rapporto con la madre.  La sua è una realtà lenta, piccola, che si srotola senza trionfi in un angolo di Trentino dove la gente e la vita non fanno rumore, come in tanti altri posti. E la piccola grande bellezza in questi luoghi- e noi trentini lo sappiamo bene- spesso si rivela in gesti più che in parole, ma che piovono come tonfi di neve.


1 commento
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  1. Complimenti per gli articoli Silvia, siamo colleghi di piattaforma e anche a me piace parlare di cinema. Visto che lo citi in questo articolo ti segnalo anche il mio punto di vista sulla Grande Bellezza. Fammi sapere che ne pensi.

    Luca

    http://blogger.trentoblog.it/lucamich/2013/06/23/la-grande-bellezza-della-morte-di-paolo-sorrentino/

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